PALERMO, 2 GIU – Quando comincio' seriamente a tirare calci ad un pallone, Stefano Pioli, da oggi ufficialmente nuovo allenatore del Palermo al posto di Delio Rossi, era un difensore di belle speranze. Giovanni Trapattoni lo getto' nella mischia in un caldo pomeriggio di meta' settembre dell'84, a Como, in uno dei rari pareggi senza reti di quella 'sua' Juve pigliatutto (che qualche mese prima aveva vinto la Coppa delle Coppe e lo scudetto). Lo stopper, come si definiva allora l'uomo che marcava il centravanti avversario, doveva ancora compiere 19 anni e per tutti era semplicemente il 'giovane' Pioli. 'Giovane', Pioli lo era solo per l'anagrafe, visto che da tempo si allenava al fianco di mostri sacri del calcio mondiale: da Platini a Boniek, da Scirea a Cabrini, da Tardelli a Gentile, da Paolo Rossi a Brio. Campioni del mondo e d'Europa, Palloni d'Oro. Pioli li ha conosciuti tutti, si e' misurato con loro. Negli allenamenti aveva imparato a non farsi fare i tunnel da Platini, esordire in quella specie di corazzata, per lui, era un evento straordinario. Il Trap amava la fase difensiva, da buon ex implacabile marcatore, ma respingeva le accuse di essere un difensivista ad oltranza, dal momento che schierava contemporanemente Rossi, Boniek, Platini, Braschi. Dal Trap, Pioli ha imparato a non prendere gol e non e' un caso se il 'suo' Chievo – che non ha certo supereroi in difesa – e' una delle squadre meno perforate della Serie A (appena 40 gol al passivo nell'ultimo campionato, di meglio hanno fatto solo Milan e Napoli). Pioli non e' un difensivista, ma non prende gol. Ed e' stato proprio questo suo 'vezzo' tattico a convincere Zamparini a chiamarlo al capezzale del Palermo, che, fra coppe e campionato, ha viaggiato sull'ottantina di reti al passivo. Un fardello insopportabile per il patron. Pioli ha confessato candidamente che ''ad un piazza come Palermo e ad un presidente come Zampariini, non si puo' dire certo di no''; che ce la mettera' tutta e che ''a Palermo si puo' aprire un ciclo'', come conferma il suo contratto biennale con eventuale estensione al terzo anno. Conoscendo Zamparini, pero', e' assai improbabile – se non impossibile – che Pioli rimanga per due o addirittura tre anni di seguito a Palermo. Nessuno c'e' riuscito prima di lui. Nemmeno Guidolin. Pioli e' il 36/o allenatore della movimentata carriera da presidente di Zamparini, il terzo a sfilare dalla sede rosanero, in viale Del Fante, dal 28 febbraio (giorno dell'arrivo di Serse Cosmi) ad oggi, dopo l'interregno di Delio Rossi, l'uomo dei record. Insomma, gente che va e gente che viene. Anzi, allenatori che vanno e vengono, nella piazza palermitana, dove Zamparini l'istintivo non le manda mai a dire ed i progetti a lungo termine sembrano chimere. Ci si chiede: quanto potra' rimanere su quella panchina che scotta piu' di altre, il 'giovane' Pioli? Di certo oggi si e' girata ancora una volta pagina, per ricominciare, per ricostruire e porre le basi per un futuro migliore. A Pioli il compito di 'eliminare' la banda del buco che si esibisce in maglia rosanero, di dare equilibrio alla squadra, di restituire solidita' al reparto difensivo. ''Io sono pronto e non vedo l'ora di mettermi al lavoro'', le parole del neoallenatore del Palermo che, per giorni, e' stato in procinto di sedersi sulla panchina della Roma, prima di essere 'catturato' e finire nella 'tana' di Zamparini che tutti chiamano il 'mangiallenatori'. Chissa' perche'.
