ROMA – Le società della Lega Pro (ex serie C) sono tentate dal contratto di apprendistato e chiedono di applicarlo anche in ambito sportivo, per accedere a sgravi fiscali e contributivi. Il governo, infatti, ha stabilito aiuti alle aziende che faranno questi contratti: gli imprenditori che adotteranno questo modello potranno infatti dedurre le spese dall’Irap.
I vantaggi sono evidenti: dalla possibilità di derogare al minimo contrattuale (oggi fissato a 18mila euro annui in Prima Divisione e 16mila in Seconda), alla facoltà di accedere a sgravi fiscali e contributivi, alla chance di valorizzare i giovani, ottenendo gli aiuti riservati dalla Figc (16 milioni a stagione) a chi schiera under 20 e di ritornare a fare mercato per la serie A e B, come avveniva fino a una decina di anni fa.
Per le squadre di terza categoria, oggi schiacciate dalla crisi, questo potrebbe essere un modo per formare nuovi giovani senza sobbarcarsi spese onerose. Ancora più onerose per dei club in crisi: basti pensare che nell’ultimo anno sono saltati 13 club su 90.
Proprio per agevolarne l’ “assunzione”, la Lega Pro ha proposto martedì scorso, in un convegno a Roma dedicato alle “nuove strategie di gestione delle società di calcio”, di applicare anche in ambito sportivo il contratto di apprendistato.
Magari, si dice, sarebbe preferibile il varo di una disciplina speciale per i giovani calciatori (dai 16 ai 21/22 anni) magari da inserire nell’ambito della revisione della legge 91 dell’81 sul professionismo sportivo. Eventualmente, dato che solo una parte dei giovani di serie prosegue nel mondo del calcio, il “programma formativo” del contratto dei baby calciatori potrebbe anche essere finalizzato al conseguimento di un diploma o comunque di una qualifica professionale extra-sportiva.