Paolo Maldini, indagato nell’inchiesta del pm di Milano Paola Pirotta, avrebbe corrotto il funzionario dell’Agenzia delle entrate e commercialista Luciano Bressi per garantirsi “l’esenzione di controlli fiscali da parte dell’ufficio di Milano 1”. Lo si legge nell’avviso di chiusura delle indagini notificato all’ex capitano rossonero, alla moglie Adriana Fossa e ad altre 41 persone.
Secondo il capo di imputazione, i coniugi Maldini avrebbero offerto a Bressi, titolare di uno studio professionale di cui erano clienti, non solo “l’onorario per lo studio (circa 40 mila euro annui)” ma anche la “procura speciale” della loro società , la Velvet Sas, da cui scaturivano ingenti corrispettivi “in nero” (somma non inferiore a 185 mila euro).
Bressi, sempre secondo il capo di imputazione, agiva “in violazione dei principi di imparzialità e trasparenza e con l’assenso e la consapevolezza di entrambi i coniugi Maldini”, si interessava “e curava personalmente tutte le più svariate pratiche fiscali inerenti” la Velvet “e i loro interessi personali, garantiva loro l’esenzione di controlli fiscali”. I fatti contestati ai coniugi Maldini arrivano fino al 23 giugno 2009.
