”Con me non si e’ comportato come si doveva. Certe sue scelte erano e rimangono inspiegabili. Parlo di cose dette e dopo un giorno cambiate. Comunque sono cose passate, anche se non si dimenticano”. Cosi’ Paolo Pulici, bandiera del Torino negli anni ’70, capocannoniere delle serie A nel 1973, nel 1975 e nel 1976, ricorda Enzo Bearzot, aggiungendo che ”oggi e’ comunque un giorno di cordoglio”. ”Tra di noi – spiega Pulici, anche ricordato come Puliciclone (soprannome inventato da Gianni Brera) oppure come Pupi – c’e’ sempre stato un rapporto combattuto. Aveva ragione Boninsegna quando diceva che i capocannonieri del campionato in Nazionale non giocavano. E’ accaduto a me, ma recentemente anche a Beppe Signori”. Pulici – che oggi si occupa di una scuola calcio a Trezzo sull’Adda (Milano) – ha collezionato, tra il 1973 e il 1978, 19 presenze in azzurro con 5 reti (contro Grecia, Stati Uniti, Portogallo e Danimarca). ”Le scelte le faceva lui – ricorda – e la ragione oppure il torto spettano sempre dell’allenatore. Certo che essere convocato in due Mondiali ed essere l’unico, insieme ai portieri di riserva, a non giocare neanche un minuto fa pensare che qualcosa di strano c’era dietro. Dopo Argentina 1978 non ci furono piu’ rapporti tra di noi”. Tra i suoi aneddoti, Pulici ricorda spesso anche quella volta, alla fine degli anni ’70, che Bearzot fu invitato nel ritiro del Torino da Gigi Radice e lui, capitano granata, lascio’ per protesta la sala da pranzo seguito ben presto dal resto della squadra.