Calcio scommesse, Paoloni: Millantavo e basta

(dell'inviato Stefano Rottigni)
– CREMONA, 10 GIU – E' un Marco Paoloni 'minimalista'
quello che parla per oltre sei ore al procuratore di Cremona,
Roberto Di Martino, che l'ha fatto arrestare per lo scandalo
delle partite truccate. L'ex portiere della Cremonese, e ora del
Benevento, ammette i contatti con il giro che truccava le
partite ma tiene a precisare: ''Non ho mai mosso un dito per far
perdere le mie squadre'' e nega di aver somministrato il
tranquillante 'Minias' ai compagni prima di Cremonese-Paganese
del 14 novembre del 2010 per alterarne il risultato.
Il portiere dice al magistrato di aver appreso solo in
seguito che qualcuno aveva avuto l'idea di 'rabbonire' i
giocatori, nonostante gli investigatori della Squadra mobile di
Cremona abbiano trovato la ricetta con cui il medico odontoiatra
Marco Pirani, anch'egli arrestato, prescriveva le benzodiazepine
alla moglie del calciatore, il giorno prima dell'incontro.
Paoloni ha raccontato, sostanzialmente, di essere entrato nel
giro degli arrestati nel settembre del 2010 perche' indebitato
per scommesse precedenti sul tennis e altri sport, puntate da
qualche centinaia di euro ma piuttosto frequenti.
Poi, pressato dai debiti, aveva cominciato a promettere agli
altri indegati, tra cui Massimo Erodiani, titolare di agenzie di
scommesse, di influire sui risultati delle varie partite ma,
quando era in campo, giocava come sapeva fare.
Paoloni prometteva di avvicinare compagni e avversari ma, in
realta', nulla faceva. Ed era accorto a mobilitarsi su risultati
'ragiovevoli'. Se gli andava bene, i creditori gli scalavano il
debito. Se andava male, erano guai, come dimostrano le numerose
intercettazioni telefoniche. A dimostrazione di queste sue
promesse finite nel nulla, Paoloni ha spiegato la vicenda della
chat con cui parlava di scommesse con Erodiani, fingendosi amico
dei calciatori Daniele Corvia e Daniele Quadrini. Tutte
circostanze che saranno oggetto di specifici approfondimenti
come molte altre che non convincono investigatori e inquirenti.
Paoloni, arrivato in mattinata a bordo di un furgone della
Polizia penitenziaria, maglietta bianca e pantaloni di foggia
militare e scarpe da ginnastica, tutto questo lo ha raccontato
al magistrato, mentre teneva in mano la fotografia della moglie
Michela e della figlia di tre anni.
Nel frattempo, si registrano i primi scarcerati nell'
inchiesta: alcuni dal carcere passano agli arresti domiciliari;
altri dai domiciliari all'obbligo di firma o alla piena
liberta'. Da coloro che hanno parlato davanti al gip Guido
Salvini, si e' avuta ''conferma pressoche' totale della
sussistenza degli episodi di frode sportiva'' a loro contestati,
e le loro dichiarazioni hanno anche ''fornito ulteriori spunti
investigativi''..

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