LOGNA, 6 LUG – A Napoli nel processo Calciopoli una intercettazione attribuita – erroneamente secondo la difesa – all'arbitro Paolo Dondarini e' stata uno degli elementi a suo carico per la condanna.
A Milano il Gip ha invece rinviato a giudizio un giornalista e il direttore del Corriere della Sera per diffamazione dell'arbitro per un articolo basato proprio su quell'intercettazione. Lo fa notare il legale che assiste Dondarini, l'avv.Gabriele Bordoni, all'indomani del rinvio a giudizio deciso dal Gip del Tribunale di Milano Antezza per il reato di diffamazione in danno di Dondarini, per un articolo del 26 febbraio 2008.
''Il Giudice di Milano, rendendo finalmente giustizia alla verita' dei fatti, ha ritenuto – osserva Bordoni – la falsita' di quanto riportato in quell'articolo, laddove si affermava che l'osservatore arbitrale Sergio De Marchi – intercettato mentre conversava con Pairetto – avrebbe detto che Moggi gli aveva riferito che avrebbe richiesto 'di avere ancora Dondarini in trasferta, perche' con lui la Juve vince'.
In verita' e' pacifico dal testo della intercettazione ed e' stato confermato dallo stesso De Marchi, sentito dall'Autorita' giudiziaria di Milano su precisa istanza nostra, che il riferimento di Moggi fosse allo stesso De Marchi – in tono scherzoso, stante il suo ruolo di osservatore arbitrale – che aveva assistito a Brescia-Juventus finita 0-3 e non all'arbitro bolognese, che non aveva mai arbitrato prima la Juventus vincente in trasferta.
Il che fa molto pensare, se si considera che nella sentenza del Gup di Napoli che ha condannato Dondarini, appellata da quest'ultimo, proprio quella intercettazione – cosi' male interpretata e frutto di quel travisamento – era risultata uno degli elementi fondamentali a carico del Direttore di gara''.
