Calciopoli: Moggi chiede la prescrizione, domani la sentenza

Roma- Ancora 24 ore e si conoscera' il
verdetto della Corte di giustizia federale, chiamata a decidere
sulla radiazione, gia' emessa in primo grado dalla Commissione
disciplinare, per Moggi, Giraudo e Mazzini. La Corte di
giustizia federale, al termine dell'udienza di oggi, si e'
riunita in serata in camera di consiglio, ed entro domani
emettera' la sentenza. Ma una certezza, c'e' gia': nel caso
venisse confermata la radiazione, Luciano Moggi andra', infatti,
fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo,
passando per l'Alta Corte del Coni, Tar e Consiglio di stato. A
confessarlo e' stato lo stesso ex dg della Juve, prima di
entrare in aula. ''Sono fiducioso – ha ammesso – gli ultimi
sviluppi, legati alla relazione di Palazzi sull'esposto della
Juve, devono far azionare il buon senso. Il procuratore ha fatto
una cosa giusta, e ora e' chiaro che era un andazzo generale, ma
nessuno commetteva illeciti. E' stato un processo indirizzato,
perche' ci stavano dentro non solo l'Inter, ma tutte le societa'
di A. Per questo andro' fino a Strasburgo''.
Se in primo grado lo scontro tra accusa e difesa era stato
incentrato sull'attualizzazione del processo chiesta dai legali
di Moggi, tenendo conto, dunque, delle nuove prove emerse a
Napoli che, a loro dire, renderebbero meno gravi i comportamenti
che hanno portato alla richiesta di radiazione nel processo di
Calciopoli, oggi, ad eccezione di Giraudo che ha rinunciato alla
prescrizione, la battaglia e' stata incentrata proprio su questo
aspetto, soprattutto dopo la relazione di Palazzi che ha
considerato prescritto l'illecito sportivo commesso dall'Inter.
''Chiediamo la prescrizione della radiazione – ha esordito
Maurilio Prioreschi, uno dei legali di Moggi – rivolgendoci
anche alla norma usata da Palazzi sull'esposto della Juve. I
fatti di calciopoli risalgono alla stagione 2004-2005, e dunque
si sarebbero dovuti prescrivere il 30 luglio 2009. Ma nel maggio
2006, la prescrizione si e' interrotta, ed e' ripartita dopo le
sentenze, spostando il termine di prescrizione al 30 luglio
2010. Si e' voluto fare un nuovo procedimento per Moggi per la
radiazione, ma su fatti commessi nel 2004-2005. Il termine
quadriennale del vecchio codice di giustizia sportiva era gia'
decorso e dunque non ci puo' essere oggi un processo per fatti
commessi nel 2004-2005''.
Pronta e' arrivata la replica del procuratore federale che ha
ribadito la sua richiesta di radiazione per Moggi, Giraudo e
Mazzini. ''La particolare gravita' dei comportamenti di Moggi e'
stata evidenziata da due gradi di giudizio e resta attuale
ancora oggi, giustificando cosi' la radiazione, e rendendo
attuale l'interesse della federazione nel ribadire la richiesta
– ha spiegato – Quei comportamenti non devono piu' capitare, e
questa sentenza deve servire a dare memoria storica di quei
fatti''. Ribadita anche l'inammissibilita' delle nuove prove
emerse nel processo di Napoli, mentre sulla prescrizione della
radiazione, Palazzi ha spiegato. ''Non ci sono norme che
prevedono una prescrizione della proposta di radiazione che
resta infondata. L'oggetto del giudizio di oggi resta la
gravita' di fatti gia' accertati. Anche attualizzandoli ad oggi,
le posizioni di Moggi, Giraudo e Mazzini non si sono modificate,
e non sono mai state rimosse da alcuna sentenza. Tutti gli
elementi nuovi, legati alle questioni delle altre societa', non
possono essere presi in considerazione. Nel 2006 tra gli
incolpati non c'erano solo questi 3, ma tanti soggetti
istituzionali e societa'. Affidarsi al grido di tutti colpevoli
nessun colpevole, o di cosi' fan tutti, non toglie gravita' a
quei fatti''.
Di certo, Moggi e' pronto ad andare fino alla Corte europea
dei diritti dell'uomo, invocando l'articolo 6 del Cedu che tra
l'altro dice che ''l'equo processo prevede un processo di fronte
ad un giudice indipendente ed imparziale, costituito per legge''
e ''riconosce ad ogni persona il diritto a vedere la sua causa
esaminata e decisa entro un lasso di tempo ragionevole, come
componente del diritto ad un equo processo''. .

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