Calciopoli e scudetto 2006, Abete: “Si chiuda entro giugno”

ROMA – Il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete ha risposto alle critiche del numero uno della Juventus Andrea Agnelli, che domenica scorsa ha parlato di ”coscienza forse non troppo pulita” a proposito del ricorso bianconero sullo scudetto 2006, a suo dire senza risposta da un anno.

”Quando si hanno ruoli istituzionali bisogna accettare la logica in cui si rimane i terminali di critiche – ha detto Abete, intervenuto a Gr Parlamento – L’esposto a cui ci si riferisce è del 10 maggio 2010 e fa riferimento ad una decisione assunta dal Commissario straordinario nel luglio 2006. L’esposto è alla Figc e anche alla Procura, che sta operando con l’auspicio piu’ volte da me rappresentato di poter finire i lavori entro la stagione sportiva, sulla base di quel principio di autonomia sancito dallo statuto federale. Ma per poter operare occorre avere documenti validati, le telefonate da parte del tribunale di Napoli sono pervenute alla Procura il 22 aprile”.

”Dire quando pensate di decidere, è una impostazione sbagliata – ha detto ancora Abete – C’è un soggetto che ha piena autonomia, l’organo di giustizia sportiva, la Procura federale, quindi l’attività politica sportiva è a valle delle valutazioni della Procura. Più volte ho dato indicazioni del fortissimo auspicio che la posizione venga valutata nella stagione sportiva 2010-11. L’esposto è del 10 maggio 2010, il procedimento di Napoli è ancora in corso, il rito abbreviato per alcune persone si è concluso solo per il primo grado. Il problema e’ importante ma non diamo la dimensione della cronaca”.

“Il forte auspicio è che la Procura federale, acquisite il 22 aprile le ultime telefonate validate al processo di Napoli, completi i lavori entro giugno 2011. Tuttavia la federazione comprende che risulta il terminale di tanti problemi, questo non vale per il singolo club, ma per tutti, c’è un modo di essere un po’ italiano: piove governo ladro. In questo caso la federazione rappresenta il soggetto istituzionale e spesso diventa il terminale di critiche, pero’ fa parte del gioco, non dobbiamo più di tanto rammaricarci, fa parte della dimensione del nostro paese. Se ho sentito Agnelli o qualche altro dirigente della Juve? No, assolutamente non ho sentito nessuno”.

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Alessandro Avico