Luis Van Gaal e José Mourinho, partner ai tempi del Barca, si rispettano ma non si adorano. «L’arte di un allenatore – dice l’allenatore del Bayern Monaco – è convincere i giocatori a vincere, quando ho scelto Mourinho avevamo la stessa filosofia. La mia, anche oggi, è quella di attaccare, di giocare per il pubblico oltre che per la vittoria. Mourinho ha un gioco più difensivo, poi però ha giocatori che possono decidere».
La partita è delicata, la Germania tiferà Bayern «perché abbiamo cambiato la nostra immagine offrendo un gioco interessante ed attraente» ma per vincere la Champions League occorre prestare attenzione ai dettagli. E Van Gaal sa bene che Mourinho si lamenta spesso con le decisioni arbitrali. Quindi decide di giocare d’anticipo, anche se con un certo distacco. «Chelsea, Manchester e Barcellona sono le più forti in Europa ma in finale ci siamo noi e l’Inter. I dettagli possono essere decisivi e l’arbitro è uno di questi visto che è fuori dal controllo dei tecnici e dei giocatori. Il Barca ha il calcio migliore, ma quando l’arbitro non fa quello che deve fare allora c’è un problema. Per gli spagnoli c’era un rigore che non è stato dato. Platini e Blatter devono far qualcosa per cambiare le cose».
A Van Gaal è stato chiesto se i suoi metodi sono difficili da assimilare. «Io alleno cervello e mente – ha risposto il tecnico – il corpo si deve adattare. All’Ajax hanno impiegato sei mesi per capire, lo stesso al Barcellona e ora al Bayern. Bisogna seguire un certo processo ma poi si crea presto un feeling con i giocatori».
Ma il leit motiv della vigilia è sempre il rapporto con Mourinho. «Quando andai al Barcellona dovevo collaborare con Robson e Mourinho, vice allenatore. La dirigenza non lo informò e lui si infuriò, lì capii il suo carattere e la sua personalità. Poi abbiamo lavorato insieme, mi fidavo di lui sia nella descrizione degli avversari che negli allenamenti, e non l’ho fatto con altri». Ma ora Mourinho è cambiato? «Non mi permetto di fare deduzioni da pochi indizi come fate voi giornalisti – spiega Van Gaal – io so solo che José ha fatto dell’Inter una squadra vincente». Ma si sbilancia su Mourinho come il più grande allenatore. «Lui è il migliore della sua generazione, io appartengo a un’altra e non posso giudicarmi».
La stampa spagnola è interessata alla finale di domani ma ancor di più al futuro di Mourinho come tecnico del Real. E viene chiesto a Van Gall se è sufficiente il gioco che attua Mourinho per soddisfare ciò che si aspettano i tifosi del Real. Il tecnico del Barcellona fa il politico e risponde: «Non posso dire niente perché non voglio influenzarlo. Ma la domanda è proprio quella». Poi il tecnico olandese, che come Mourinho può raggiungere Hitzfeld e Happel nella categoria dei tecnici vincenti in Champions con due squadre diverse, rende omaggio alla Spagna. «Sono proprio orgoglioso che, dopo averci lavorato, torno qui per una finale così importante. I tifosi possono pensare alla festa, noi possiamo tenere conto dei 70 mila che vivranno la gara nella Allianz Arena. Ma l’unica cosa che serve è la concentrazione».