LONDRA – Dicono che fin dai tempi in cui
giocava non amasse essere definito uomo-simbolo o mito, ma come
non chiamare cosi' uno come Pep Guardiola? Quando nel 2001 ha
lasciato per sempre la sua maglia numero 4 'blaugrana' nei
magazzini del Camp Nou aveva messo insieme 16 titoli in 11 anni
di carriera da calciatore. Fra questi la Coppa dei Campioni del
1992, la prima della storia 'blaugrana', vinta nel vecchio
Wembley a spese della Sampdoria. E stasera il destino gli ha
riservato un nuovo trionfo: la vittoria per 3-1 sul Manchester
lo consacra a fenomeno senza tempo del calcio mondiale, di nuovo
nel mitico stadio londinese. Cosi' come il gesto di grande
umanita' che lo ha portato a schierare dall'inizio Abidal,
operato solo due mesi fa di un tumore al fegato.
Da tecnico in appena tre anni, con il trionfo di stasera, il
secondo a spese del maestro Ferguson, e' arrivato a 10 vittorie
in tre anni, per un totale da barcellonista di 26 successi come
regista dal campo o stratega dalla panchina.
Ecco perche' adesso e' il tecnico piu' desiderato del pianeta
ed i tabloid inglesi si sbizzarriscono e lo danno al Chelsea,
dove Abramovich lo vuole ad ogni costo. A Londra quindi
Guardiola potrebbe finire per rimanere, o tornare al piu'
presto, un po' come fece l'anno scorso Jose' Mourinho con
Madrid, con il Bernabeu stadio della grande conquista ma anche
dell'addio (o arrivederci) a Massimo Moratti.
A Barcellona hanno molta paura di perdere il loro Napoleone
della panchina, carismatico ma non esagerato come Mou, colto ed
amante dell'arte, della letteratura e del teatro, che ha
garantito di voler rispettare il contratto che lo lega ancora
per un anno al Bara. Ma si sa che nel calcio certi accordi
contano fino ad un certo punto e potrebbe aver ragione Cruijff
che ha previsto l'addio dopo il trionfo.
La voglia di far rimanere Guardiola e' cosi' tanta che ieri,
pur pensando soprattutto alla finale di Champions ed al
Manchester United, capitan Puyol ha trovato il tempo di
lanciare, a nome suo e dei compagni, un appello: ''E' il miglior
allenatore del mondo, e da un'altra parte non si troverebbe mai
cosi' bene come da noi''.
Guardiola e' l'uomo del calcio del Bara tornato ai massimi
livelli, della 'manita' e le altre legnate al Real, e l'unico
che la Coppa delle grandi orecchie l'ha vinta da giocatore e da
tecnico sempre con i colori 'blaugrana', non come i maestri
olandesi Cruijff e Rijkaard che da calciatori trionfarono con i
colori dell'Ajax (e del Milan, nel caso di Frankie).
Guardiola del Barcellona e' il catalizzatore, la simbiosi di
una storia diventata leggenda, il direttore d'orchestra che ha
realizzato l'utopia di un calcio spettacolare all'olandese come
quello degli antichi maestri, ad esempio quel Rinus Michels che
nel Barcellona ha gettato per primo il seme di questa pianta.
Hans Gamper ha fondato il Barcellona dandogli i colori del
suo Basilea, Josep Samitier e' stato la sua prima stella, Laszlo
Kubala e Luis Suarez hanno deliziato la gente del Camp Nou,
prima che arrivassero i vari Cruijff, Neeskens, Maradona,
Schuster, Krankl, Lineker, Simonsen, Stoichkov, Romario,
Ronaldo, Rivaldo, Ronaldinho e tanti altri fino al fenomeno di
questi giorni: Leo Messi. Quando a Guardiola fanno i complimenti
lui spesso li gira all'argentino, perche' ''i risultati li fanno
soprattutto i giocatori'' e perche' Pep oltre che un grande
allenatore e' un uomo modesto. ''Se mi guardo indietro non ho le
vertigini – ha sottolineato ieri -. Non ho vinto io, ma il
Barcellona e tutta la gente che ci lavora''. Non solo ora, ma da
sempre. E 'Pep' e' di diritto in quella galleria.
