Il Presidente del Coni, Giovanni Petrucci, e il segretario generale, Raffaele Pagnozzi, hanno incontrato questa mattina il procuratore capo antidoping, Ettore Torri. Nel corso dell’incontro, Torri ha spiegato che la trasposizione letterale del concetto di liberalizzazione(“I ciclisti sono tutti dopati, sarebbe da legalizzare”), non andava interpretata come un’apertura verso una ”depenalizzazione” del reato, ma solo come lo sfogo, espresso in modo forse paradossale, di una persona che da anni lotta contro il problema.
Torri ha poi confermato al Coni che l’impegno personale e l’opera meritoria del suo Ufficio continueranno ai massimi livelli, in collaborazione con le varie Procure della Repubblica che attualmente si occupano con importanti risultati della lotta ad un fenomeno dilagante che, come e’ noto, in Italia è considerato anche reato penale.
Il Coni, nel ribadire l’autonomia degli organi di giustizia delle proprie strutture, prende atto dei chiarimenti del Procuratore Torri, ricordando i suoi indiscussi meriti nella lotta al doping, anche recentemente riconosciuti a livello internazionale, ma comprendendo nello stesso tempo quanti possano essersi ingiustamente sentiti coinvolti dal senso di alcune dichiarazioni.
