ROMA, 23 FEB – La Corte costituzionale ha detto si' al segreto di Stato opposto dall'ex capo del Sismi Niccolo Pollari e dall'ex funzionario del Servizio Pio Pompa, confermato dal presidente del Consiglio, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto archivio riservato di via Nazionale, a Roma.
Con una sentenza depositata nel pomeriggio, la Consulta ha infatti respinto il ricorso del gup di Perugia che aveva sollevato un conflitto tra poteri, contestando la legittimita' della conferma del segreto di Stato da parte del premier nell'ambito del procedimento penale a carico di Pollari e Pompa, accusati tra l'altro di peculato per avere utilizzato fondi e mezzi del Sismi per finalita' non istituzionali. Cioe', per realizzare decine di dossier su magistrati, politici e giornalisti.
Addebiti sempre respinti da entrambi che pero' hanno sostenuto di considerare essenziali per la loro difesa atti e informazioni coperte dal segreto di Stato. Da qui l'apposizione del segreto.
Secondo il giudice dell'udienza preliminare di Perugia, tra l'altro, ''non spetta al presidente del Consiglio dei ministri secretare, mediante conferma del segreto da altri opposto, 'modi e forme dirette e indirette di finanziamento per la gestione da parte di Pio Pompa della sede del Sismi di via Nazionale a Roma, allorche' il Servizio era retto da Nicolo' Pollari'''; ma la Consulta, argomentando le sue ragioni in 46 pagine di sentenza, ha respinto il ricorso stabilendo che ''spettava al Presidente del Consiglio'' confermare l'esistenza del segreto, come ha fatto con due note del 3 e del 22 dicembre 2009.
Pollari e Pompa – accusati di peculato e violazione di corrispondenza (e Pompa anche di possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio) – hanno entrambi sostenuto che, per potersi difendere compiutamente dalle accuse, avrebbero dovuto rivelare notizie coperte da segreto di Stato e cosi' hanno opposto il segreto su tutti i fatti descritti nel capo di imputazione.
Il pm ha quindi chiesto al Presidente del Consiglio di confermare l'esistenza del segreto di Stato, cosa che e' avvenuta con le due note del dicembre 2009. Il pm ha chiesto comunque il rinvio a giudizio di Pollari e Pompa e, all'udienza preliminare, il gup ha sollevato il conflitto tra poteri dello Stato, ponendo tra l'altro in dubbio la legittimita' degli atti di conferma del segreto, ''reputandoli lesivi delle proprie attribuzioni riconosciute dalla Costituzione''.
L'udienza e' stata sospesa in attesa della decisione della Consulta, che ha respinto il ricorso con una lunga motivazione, nella quale si sostiene tra l'altro che il giudizio del premier ''in ordine ai mezzi necessari o utili al fine di garantire la sicurezza della Repubblica, per il suo carattere squisitamente politico e ampiamente discrezionale, resta soggetto a un sindacato di tipo esclusivamente parlamentare''. Dunque, ''spettava al presidente del Consiglio'' emettere le note di conferma del segreto di Stato.