Giro: trionfo Contador, anche il ciclismo parla spagnolo

MILANO 29 MAG Imbattibile come il Ba – MILANO, 29 MAG – Imbattibile come il Barcellona,
anche se il suo cuore tifa per il Real. Dopo Wembley e' festa
spagnola anche al Giro d'Italia. Alberto Contador aspetta
l'ultima cronometro per tornare a fare il 'pistolero', il gesto
se l'era tenuto da parte per i milanesi. Un incredibile bagno di
folla tricolore tutta per lui oggi sotto la Madonnina in una
giornata di ballottaggi. Una festa interrotta ancora una volta
soltanto per un ultimo minuto di silenzio e l'ultimo applauso
per Wouter Weylandt.
Lui e Contador nel male e nel bene sono state le icone di
questo Giro. Lo spagnolo come trionfatore predestinato. Un
campione gentiluomo, capace di vincere ma non umiliare gli
avversari. E perfino di rinunciare alle vittorie quando si
tratta di fare un favore a un amico, come a Macugnaga con
Tiralongo. Un fuoriclasse assoluto imbattibile nelle corse a
tappe, non ne perde una dal 2007.
Cala il sipario su un'edizione del Giro piuttosto tormentata.
Era nata sotto la stella delle celebrazioni dei 150 anni
dell'Unita' d'Italia, ma si ricordera' tra le edizioni piu'
sciagurate. In realta' poi di momenti realmente rievocativi non
ce ne sono stati molti. Non si comprende l'esclusione di citta'
storiche come Firenze e Roma, per non parlare del breve
sconfinamento in Austria. Se c'era una nazione inadeguata alla
speciale ricorrenza era proprio questa. Ma si sa che le ragioni
storiche vengono dopo quelle economiche.
Contador si dimostra il piu' forte, forse il piu' forte
Contador di sempre. Nessuno ha mai dubitato del suo trionfo.
Insomma, lo spagnolo e' come se avesse gia' vinto ancora prima
di cominciare. Ha dominato senza nemmeno fare il 'cannibale'
alla Merckx. Dopo le prime tappe dei velocisti, si e' preso la
maglia rosa sull'Etna: impressionante la sua accelerazione,
Scarponi cercando di stargli a ruota e' andato fuori giri. Poi
si e' limitato a controllare la corsa tenendo a distanza i piu'
immediati rivali. Ogni volta gli basta una 'frustata' finale per
guadagnare su Michele Scarponi e Vincenzo Nibali. Forse l'unico
momento in cui si e' visto un Contador 'cannibale' sullo
Zoncolan, dove ha staccato due volte il messinese. Un
'drago' quest'ultimo in discesa, ma in salita ha sofferto, anche
perche' la squadra non l'ha aiutato. E' salito sul podio a
Tortoreto, sul Grossglockner e' balzato al secondo posto, ma sul
Gardeccia c'e' stato il sorpasso di Scarponi. A Macugnaga il
siciliano ha guadagnato sul rivale, il giorno dopo al Sestriere
ha riperso tutto. Nell'ultima cronometro – vinta da Millar, con
Contador terzo – il marchigiano si e' difeso bene perdendo solo
dieci secondi (ne aveva 56 di vantaggio). Il secondo posto
questa volta e' suo.
Pieno di imprevisti questo Giro. Il clima si e' subito
incupito con la tragedia di Weylandt gia' alla terza tappa di
Rapallo. Il numero di gara dello sfortunato ciclista belga (il
108) da allora e' diventato una costante di ogni tappa. Surreale
la tappa di Livorno, con l'arrivo in parata della Leopard (la
squadra di Weylandt), seguita dalla decisione di abbandonare il
Giro. Ma poi c'e' stata anche il lutto di Tondo Volpini,
quest'anno lo spagnolo non era al Giro come l'anno scorso. Si
stava preparando per il Tour. Ma anche la sua morte assurda ha
sconvolto tutti. In mezzo a tante disgrazie anche l'annullamento
del monte Crostis nel tappone dello Zoncolan. Una decisione
dell'Uci, un autogol della direzione di corsa. Ma al Giro non e'
mancata nemmeno la visita dei Nas nell'albergo della Radioshack,
l'ex squadra di Armstrong, ma anche quella di Popovych.
Nel film della corsa rosa tanti momenti toccanti. A parte le
lacrime e i minuti di silenzio per Weylandt anche la vittoria di
Kiryienka per Tondo. L'altruismo di Contador verso Rujano e
Tiralongo. Tante salite, forse troppe (dopo il Grossglockner,
lo Zoncolan e il Gardeccia) c'e' stata una fuga in masse dei
velocisti puri. Tantissimi (troppi anche questi) anche i
chilometri dei trasferimenti, con disagi per tutti. Ma ormai,
per ragioni commerciali, indietro e' quasi impossibile tornare.
L'anno prossimo si ripartira' dall'estero (dalla Danimarca). In
futuro, magari, anche da piu' lontano.

Published by
Lorenzo Briotti