
Torino – Il caso Amauri turba la vigilia dell’inizio del campionato della Juventus. Un calciatore sotto contratto per la società A rifiuta il trasferimento presso la società B; un problema antico come il mondo. Il diritto del lavoro e il contratto firmato gliene danno facoltà.
Il primo contatto è stato tra il Parma e la società bianconera. Il ritorno di Amauri nella città che lo ha rilanciato nel grande calcio sembrava la logica conseguenza di questa telenovela di calciomercato ma non è stato così. Amauri voleva il trasferimento in un grande club dopo le belle prestazioni della stagione precedente.
Amauri-Milan. Successivamente c’è stato un contatto tra il Nazionale Italiano e i campioni d’Italia. Le trattative si sono arenate negli ultimi giorni di mercato ma c’è chi è pronto a giurare sul fatto che Amauri ha già un accordo con la società di Silvio Berlusconi per il calciomercato di gennaio.
Chiuso il mercato estivo la Juve ha cercato di piazzare Amauri in campionati minori come quello greco e quello turco.
I dirigenti bianconeri sono partiti con fiducia verso Istanbul. Il Galatasaray offriva ad Amauri un contratto da cinque milioni di euro netti a stagione ma il brasiliano ha rifiutato con decisione: non è una questione di soldi ma di ambizione (questa la sua spiegazione più o meno credibile).
Ora la Juve si ritrova con un giocatore scontento, contestato dai tifosi, che percepisce quattro milioni netti a stagione. Come procederà? C’è il rischio del mobbing. Amauri è stato messo fuori rosa e si allenerà da solo senza la compagnia del resto della squadra. Questo è uno dei punti principali per i quali si è battuta l’AIC con il suo presidente Damiano Tommasi.
