L’Italia non brilla alle Olimpiadi invernali di Vancouver: appena 4 medaglie, tre bronzi e un argento, che la collocano al 19mo posto nel medagliere. L’ultima medaglia risale a mercoledì 17 febbraio con il bronzo di Arianna Fontana nello short track 500 metri. E proprio ieri, 23 febbraio, è arrivata una delle più grandi delusioni dalla squadra italiana: il flop dello slalom gigante.
Max Blardone, vincitore per 5 volte e per ben 19 sul podio durante la sua carriera in Coppa del Mondo, si rivela essere sì il miglior italiano in gara, ma arriva solo 11° a 0″89 dal podio e ben 1″53 dal vincitore. Sono questi i numeri della gigantesca delusione azzurra. Delusione anche per gli altri 3 azzurri: Simoncelli è 17°, Ploner 20° e Moelgg addirittura24°.
L’Italia maschile non vince una medaglia olimpica nella specialità dal lontano 1994, quando ci pensò Alberto Tomba. Un po’ meglio per le donne che non salgono su un podio olimpico da Salt Lake City 2002. Nelle Olimpiadi invernali di Torino 2006, gli azzurri avevano totalizzato 11 medaglie in tutto, cinque ori e sei bronzi.
Il flop del gigante maschile pone interrogativi pesanti su un settore chiave delle Olimpiadi invernali. Cosa non va in una squadra di sci alpino che non prende medaglie nemmeno in gigante, va a fondo nonostante la presenza nel primo gruppo di tutti e quattro gli atleti? Max Blardone, ovviamente, è il volto di questa sconfitta, dopo il crollo dal quarto all’undicesimo posto nella seconda manche. Ma almeno lui c’era tra i protagonisti, mentre Simoncelli, Moelgg e Ploner sono scomparsi subito, risucchiati da una gara imbarazzante. Il confronto con la Coppa del mondo lascia esterrefatti, se si pensa alla doppietta Blardone-Simoncelli sulla regina delle piste, la Gran Risa di Alta Badia. L’Italia non è sola, anche l’Austria maschile è ancora a secco di medaglie. Ma di sicuro l’Italia piange da troppo tempo in gigante: zero medaglie a Val d’Isere 2009, Are 2007, Torino 2006, Bormio 2005… L’elenco si ferma ai Mondiali di Sierra Nevada ’95, ovviamente ad Alberto Tomba e alla sua rabbiosa vittoria in Andalusia. Ma Tomba si adattava a tutte le piste, come oggi fanno Bode Miller o Carlo Janka.
«Lo sci alpino è a secco da troppo tempo ai Giochi e io continuo ad essere l’ultimo ad aver vinto una medaglia in slalom – ha dichiarato Alberto Tomba – Probabilmente è una questione di testa ma i nostri hanno qualcosa che non va».
Lo slalom gigante non è l’unica disciplina che delude: anche nel pattinaggio di figura Carolina Kostner sbaglia e finisce settima. Da Torino a Vancouver non c’è molta differenza, in fondo. Il settimo posto della Kostner, dopo il programma corto del pattinaggio di figura, lascia poco spazio alle speranze. La campionessa europea non riesce a scrollarsi di dosso la sindrome dei Giochi (nel 2006 si piazzò nona) e sbaglia di nuovo: un paio di sbavature, in un programma che comunque è tra i più completi e difficili presentati a Vancouver, e l’azzurra precipita lontana dal podio. Lontana dalle regine della specialità: la coreana Yu-Na Kim, innanzitutto, poi la giapponese Mao Asada e la canadese Joannie Rochette. Eppure Carolina ci crede, vuole crederci: «Mi sono sentita bene e tranquilla, a parte quel piccolo errore ho un programma molto bello, tutto pulito. I distacchi sono minimi: è ancora tutto aperto».
Olimpiadi stregate, quindi, per i colori azzurri? «Speriamo in qualche medaglia in più nei prossimi giorni», ha commentato il sottosegretario allo Sport Rocco Crimi. «Spero soprattutto che arrivi finalmente qualche oro», aggiunge Crimi.