MILANO, 12 MAR – Giudizio di condanna confermato, ma pena ridotta di 6 mesi: da due anni a un anno e mezzo. Si e' concluso cosi' il processo di secondo grado a carico del patron della Lazio, Claudio Lotito, imputato a Milano. Secondo l'accusa, ormai quasi 7 anni fa avrebbe realizzato un accordo occulto con l'imprenditore Roberto Mezzaroma – condannato anche lui – per 'avere in mano' un altro 15% circa del capitale della societa' biancoceleste, ma senza figurare come effettivo titolare delle azioni e aggirando cosi' l'obbligo di lanciare un'offerta pubblica d'acquisto.
I presunti reati di aggiotaggio manipolativo e informativo e di ostacolo agli organi di vigilanza, contestati a Lotito e al costruttore Mezzaroma, risalgono al giugno del 2005, ma alla sentenza d'appello si e' potuti arrivare solo oggi anche perche', causa l' 'ingolfamento' dei procedimenti davanti alla Corte d'Appello milanese, dalla decisione di primo grado sono passati tre anni (il Tribunale decise il 3 marzo 2009).
Le accuse sono a rischio prescrizione (il termine scade il prossimo dicembre) e anche per questo i giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello si sono presi solo 15 giorni di tempo per depositare le motivazioni. Ci potrebbe essere, dunque, ancora spazio per arrivare a un giudizio della Cassazione prima della 'tagliola' della prescrizione.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, tra il presidente biancoceleste e Mezzaroma ci sarebbe stato un presunto accordo occulto – definito dagli inquirenti ''interpositorio'' – per evitare il lancio dell'opa sui titoli della societa'. Grazie a questo 'patto', il 30 giugno 2005 Mezzaroma acquisto' il 14,6% di azioni della Lazio e lo fece, stando alle indagini, per conto di Lotito. In tal modo quest'ultimo, secondo l'accusa, non sarebbe figurato come il reale titolare del pacchetto azionario. Lotito, sempre stando all'accusa, aggiro' cosi' l'obbligo di lanciare l'Opa, malgrado in realta' avesse 'sforato' il 30% delle quote in suo possesso. Lotito e Mezzaroma, in sostanza, avrebbero fornito ''una rappresentazione ingannevole al mercato, occultando un accordo e la vera identita' del titolare delle azioni''. I giudici di primo grado scrissero nelle motivazioni che il fine ultimo delle ''condotte illecite'' era ''evitare che le azioni detenute da Capitalia potessero essere alienate a soggetti non controllabili da parte di Lotito che, pero', in quel momento non aveva i mezzi economici necessari per promuovere'' l'opa.
Nella sua requisitoria il sostituto pg di Milano, Felice Isnardi, ha spiegato che Lotito ''era a conoscenza dell'obbligo di Opa ed era stato informato dal suo commercialista''. Il magistrato ha chiesto la conferma della condanna di primo grado per i due imputati: due anni per Lotito, un anno e otto mesi per Mezzaroma. Ma i giudici oggi hanno 'limato' verso il basso le pene di 6 mesi per entrambi: un anno e 6 mesi e un anno e due mesi. Condanne interamente coperte dall'indulto, ma a cui il Tribunale aveva deciso di 'affiancare' anche un anno di interdizione dai pubblici uffici e dalle cariche societarie per entrambi. Pene accessorie che hanno 'retto' anche in secondo grado. Ridotte, invece, le multe: da 65 mila a 40 mila euro per il patron e da 55 mila a 30 mila per l'imprenditore.
