Due studenti di terza media dell’istituto «Stefano Pellegrino» di Marsala, Alessandro Milazzo e Giovanni Sciacca, entrambi di 13 anni, hanno scritto una lettera al prefetto di Milano per protestare contro la decisione del rappresentante del Governo di vietare, domenica scorsa, l’ingresso allo stadio di San Siro, dove si è disputata la gara di calcio Milan-Napoli, ai non residenti in Lombardia.
«Assieme ai nostri genitori – scrivono gli studenti nella lettera inviata al prefetto del capoluogo lombardo – il 20 marzo siamo arrivati a Milano per partecipare alla manifestazione organizzata da Libera per la XV giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della mafia. Per la prima volta abbiamo conosciuto Milano e con entusiasmo abbiamo contribuito a ricordare il nome di chi è morto per causa della mafia. Abbiamo riflettuto sui diritti e sui doveri sulle responsabilità e sull’impegno, e abbiamo capito il senso di tutte quelle vite negate ossia il bisogno di legalità».
«E domenica 21 marzo – proseguono i due studenti – decidiamo, assieme ai nostri genitori, di andare a San Siro a vedere la nostra prima partita di calcio di serie A. L’emozione era tanta. Arrivati allo stadio, però, ci viene negato l’ingresso in quanto solo i residenti nella regione Lombardia potevano comprare i biglietti». I due ragazzi dicono di averle provate tutte per convincere gli addetti alle biglietterie, ma non c’è stato nulla da fare.
«Non siamo ultras – dicono, adesso, al prefetto – ma soltanto dei giovani che volevano vedere la partita. E abbiamo condiviso con tanti ragazzi spagnoli, tedeschi, francesi la delusione. Abbiamo chiesto ai nostri genitori il motivo di tutto ciò e che senso aveva aver fatto il giorno prima una manifestazione per la legalità. La loro risposta è stata che erano disposizioni di legge a cui si doveva ubbidire, ma noi tutti ci siamo sentiti discriminati».
I due studenti concludono la lettera affermando di volere «vivere in una società migliore dove non bisogna essere residenti in Lombardia per entrare allo stadio, ma soltanto e semplicemente persone per bene».