È un Maradona che non ci si aspetta quello del debutto mondiale come allenatore degli albiceleste: il Pibe è elegantissimo e forse leggermente a disagio in un abito grigio chiaro, cravatta perlata, chioma corvina folta e ben pettinata all’indietro, domata grazie al gel. Niente sigaro, un’aggiustatina anche alla barba brizzolata, sembra uno sposo.
Diego ha accolto il consiglio-appello delle sue figlie Dalma e Giannina, che lo hanno pregato: ‘Papà lascia la tuta e metti un vestitò. Lui non si è tirato indietro e ha lasciato nell’armadio gli abiti da ‘rivoluzionariò per indossare quelli più classici e borghesi.
Forse non ha voluto deludere le sue figliole, nè i fan che addirittura hanno dato vita a una pagina web (www.untrajeparadiegocom.ar), ‘un vestito per Diego’ dove nella home page enfaticamente si legge: «Gli tagliarono le gambe e lui, fedele al suo stile, continuò a camminare. Con la fascia da capitano si trascinò la squadra sulle sue spalle e stese il mondo ai suoi piedi. La 10, una armatura che ha fatto sognare persino gli dei della mitologia(…)
Ieri, un gladiatore di biancoceleste vestito. Oggi, un Dio in giacca e cravatta impegnato a muovere le pedine che ci daranno la gloria…». Maradona, un’oretta prima della partita della Seleccion contro la Nigeria, ha saggiato il terreno di gioco, mettendo fuori strada il pubblico: era infatti, come di consueto, in tuta.
Poi si è cambiato, si è fatto il segno della croce, si è battuto il petto, nelle mani il rosario. La tensione è alta. Quindi è iniziata la sua missione sudafricana. In panchina, si è comportato come qualsiasi altro mister: sbracciandosi, gridando, e offrendo continue indicazioni alla squadra.
Ma dentro rimane il fuoriclasse che ha incantato il mondo, perchè, anche in giacca e cravatta, con qualche anno e chilo di più, è lo stesso che al fascino del pallone proprio non sa resistere: quando lo Jabulani finisce fra i suoi piedi, torna infatti il Pibe, un palleggio ed è sempre magia.
