E’ stata la prima donna nel mondo del giornalismo italiano ad occuparsi di sport, un settore che ha amato fortemente come intensamente ha amato il lavoro. E il giornalismo deve molto a Manuela Righini, scomparsa oggi all’ età di 59 anni, perché ha tracciato la strada, in un mondo allora tutto monopolizzato dagli uomini, inaugurando un nuovo modo di seguire lo sport e il ‘circo’ che lo avvolge.
“E’ stata la prima donna che ci aspettava davanti agli spogliatoi – racconta con voce commossa Giancarlo Antognoni – e ben presto i giocatori della mia generazione impararono a conoscerla e ad apprezzarne le doti professionali e umane”. Perché Manuela, ricordano i colleghi, non si tirava indietro di fronte a niente, neppure alla sua maternità, e lavorava sul campo, magari tirando la carrozzina con la figlia Martina che aveva pochi mesi.
Manuela era un giornalista purosangue che ha dato il massimo (e pretendeva dagli altri altrettanto) e non ha mai gradito i mezzi toni. Sigaretta in bocca, occhiali sui capelli, che fosse al ‘Brivido sportivo’, il settimanale toscano di calcio dove ha mosso i primi passi, a Paese Sera, all’agenzia Ansa (prima a Firenze poi a Roma), a Kataweb (Gruppo Espresso), al Corriere della Sera, ‘Manu’ ha sempre lavorato con una energia sorprendente e un rigore oggi sempre più raro.
“In via Solferino è arrivata in punta di piedi – ricorda Paolo Ermini, che è stato suo vicedirettore per alcuni anni e oggi dirige il Corriere Fiorentino – occupandosi della pagina della Lombardia; poi è diventata ben presto punto di riferimento per tutti noi, ma anche per i direttori che ne apprezzavano l’onestà, la generosità e soprattutto la limpida sincerità, anche quando li contraddiceva”. Una grinta e una determinazione che hanno avuto un momento di sintesi particolarmente felice negli anni trascorsi all’Ansa dove, durante il periodo fiorentino, la cronista-Manuela ha seguito i grandi fatti di cronaca di allora: la rivolta di Porto Azzurro (1987), la tragedia del traghetto Moby Prince (1991), l’attentato ai Georgofili (1993). Una grande professionista che, nonostante le molteplici esperienze, non ha dimenticato di essere nata a Firenze dove è voluta tornare per trascorre l’ultima parte della sua vita.
E la città non l’ha dimenticata come testimoniato dai tanti messaggi della tifoseria viola, dal minuto di silenzio tributato dal Consiglio comunale, dal cordoglio del sindaco Matteo Renzi, dell’Ordine e dell’Ussi regionale. A livello nazionale l’hanno ricordata con affetto, tra gli altri, il vicepresidente del Senato Vannino Chiti e la Federazione nazionale della stampa. I funerali si svolgeranno domani alle 15.30 nella chiesa di San Francesco in piazza Savonarola a Firenze.