ROMA, 3 GIU – Dietro i presunti illeciti attribuiti alla Gea Word, la societa' che, a partire dal 2000, ha gestito le procure di numerosi calciatori prima di essere travolta da uno scandalo, non si configura l'associazione per delinquere. Lo ribadiscono i giudici della I Corte di appello di Roma nelle motivazioni alla sentenza di condanna emessa il 25 marzo scorso nei confronti di Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus (un anno di reclusione) e del figlio Alessandro (5 mesi).
Nel provvedimento di 39 pagine depositato dal collegio presieduto da Giovanni Masi si afferma che ''i reati ritenuti a carico dei due imputati sono riconducibili a scelte individuali ascrivibili addirittura ai singoli e senza che nei fatti possano ravvisarsi gli elementi costitutivi del delitto associativo''. I due Moggi furono condannati in quanto ritenuti responsabili di violenza privata per le presunte pressioni esercitate nell'acquisizione di procure sportive. In particolare, per l'ex dirigente bianconero, l'accusa faceva riferimento ai motivi che indussero l'attuale centrocampista del Napoli Manuele Blasi ad ''rompere'' il rapporto con il proprio procuratore Stefano Antonelli per passare alla Gea.
L'episodio attribuito ad Alessandro Moggi, all'epoca dei fatti presidente della societa', e' relativo alle modalita' di acquisizione delle procure dei calciatori russi Zetulayev e Boudianski. In primo grado Luciano Moggi fu condannato ad un anno e 6 mesi di reclusione ed il figlio Alessandro ad un anno e 2 mesi. La riduzione di pena in appello fu determinata dalla intervenuta prescrizione relativa ad un episodio contestato ad entrambi: l'acquisizione della procura dell'attaccante Nicola Amoruso. Nella requisitoria del processo di appello il sostituto procuratore generale, Alberto Cozzella, chiese il riconoscimento del reato di associazione per delinquere e la condanna dei due Moggi rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e a 4 anni di reclusione. Richiesta non accolta dalla Corte. Le pene inflitte in secondo grado sono coperte, comunque, da indulto.
''E' chiaro che l'ex direttore generale della Juventus – si legge nel provvedimento – chiudeva in un angolo il Blasi, costretto a non servirsi piu' dell'Antonelli quale procuratore pena il mancato adeguamento stipendiale''. Circa la posizione di Alessandro Moggi, i giudici rilevano che ''assunse un atteggiamento minatorio nei confronti dei due giovani russi, al fine di costringerli a firmare la procura a suo favore''.
Per i presunti illeciti della Gea finirono sotto processo, ma solo in primo grado, anche i procuratori Franco Zavaglia e Davide Lippi (quest'ultimo figlio dell'ex ct della Nazionale) nonche' Franco Ceravolo, collaboratore di Luciano Moggi. Tutte e tre furono assolti per essere risultati estranei ai fatti contestati.