PESCARA – Il derby dell’Adriatico tra Pescara e Bari, terminato sul punteggio di 2-2, è stato rovinato da numerosi episodi di violenza.
Come scrive
La Gazzetta dello Sport, il primo episodio nella notte con l’assalto all’hotel in cui alloggiavano i baresi: cori, insulti, tanto rumore e persino l’esplosione di due bombe carta. Obiettivo, più o meno riuscito, rendere insonne la notte degli “odiati” avversari. Sempre nella notte vengono imbrattati i muri esterni dell’abitazione dei familiari di Fabio Grosso a Spoltore (a pochi chilometri da Pescara), con la macabra aggiunta di un galletto (simbolo del Bari) morto (
qui il nostro approfondimento), appeso al cancello d’ingresso. La colpa del tecnico, campione del mondo con l’Italia nel 2006, nella folle mentalità di questi teppisti, è quella di essere di Pescara e quindi di non poter allenare il grande rivale Bari.
Terzo episodio, il più brutto, questa mattina: il barese Giovanni Loseto, collaboratore tecnico di Grosso nel club pugliese, è stato affrontato e aggredito verbalmente da alcuni teppisti che l’avrebbero anche minacciato con mazze da baseball. Amaro il commento del tecnico Grosso:
“Purtroppo il nome della città di Pescara è venuto fuori prendendosi la responsabilità di pochi ragazzi superficiali. Non mi va di parlarne perché ci vivo da sempre, ci vivrò sempre e l’errore di qualcuno non macchia quello che io penso: Pescara è una città civilissima”.