Roma – L'interpretazione dell'art. 7 del contratto collettivo tra Assocalciatori e Lega di Serie A da parte della Federcalcio e' arrivata. Motivi per non firmare l'accordo, ritardando cosi' l'avvio del campionato, adesso non ce ne sono piu'. E' la linea del presidente della Figc, Giancarlo Abete, dopo aver illustrato la norma che definisce il rapporto lavorativo tra giocatori e singole societa', tutelando da un lato i professionisti da eventuali rischi di mobbing, e permettendo dall'altro ai club di organizzare come meglio si crede la propria ''forza lavoro''. ''La norma ha avuto l'attuale formulazione nel 1986 e risponde all'esigenza di garantire ai giocatori la possibilita' di svolgere la propria attivita', garantendo la dignita' professionale e il contesto lavorativo – ha spiegato Abete in conferenza stampa -. E non ha mai impedito, in presenza di mobbing o di disagio, l'intervento a tutela della singole posizioni. E poi, nel corso degli anni, a dimostrazione che la norma e' facilmente interpretabile, il numero di contenziosi in Serie A e' pressoche' inesistente se si esclude il clamoroso caso Pandev-Lazio. Qualunque contenzioso collegato all'applicazione della norma poi e' soggetto al collegio arbitrale. Bisogna quindi cercare un corretto bilanciamento, in assenza di una rosa di prima squadra con un numero prefissato per tutte le societa', che contemperi da un lato l'esigenza di non cerare emarginazione o mobbing a carico dei giocatori, e dall'altro permetta una organizzazione degli allenamenti anche mirati per le singole fattispecie''. Insomma, se dall'86 la norma ha funzionato a meraviglia, non si capisce perche' si debba cambiare. E infatti, l'Aic e il suo presidente Damiano Tommasi, hanno gia' ribadito di non voler indietreggiare sulla questione: o la Lega firmera' il nuovo contratto, con la norma che disciplina e tutela la materia dei 'fuori rosa', oppure i giocatori della Serie A incroceranno le gambe nel prossimo weekend lasciando i tifosi italiani senza pallone. ''La Lega non ha voluto firmare l'accordo, disattendendo gli impegni presi a dicembre, volendo conoscere prima l'interpretazione della Federcalcio – ha quindi ricordato Abete -. Non ho problemi a farlo perche' come presidente e' mia responsabilita' cercare di fare chiarezza e favorire il superamento di questo scoglio specifico. Ma tutta questa attenzione sull'interpretazione un po' mi fa vergognare come cittadino perche' non penso che l'entita' del tema in discussione, con le problematiche piu' complessive che ci sono nel Paese, meriti tutta questa attenzione''. ''Se, dopo questo chiarimento, non si firma il contratto collettivo a causa dell'interpretazione dell'art.7 vuol dire che dietro c'e' altro – ha poi sottolineato -. Se ci sono altri motivi e' bene che si spieghino in maniera piu' chiara e piu' diretta. Questo articolo, per l'attenzione mediatica che gli e' stata data, e' diventato piu' importante di uno della Costituzione. Ma di fronte a un chiarimento di questo genere penso che la firma possa essere apposta per definire la situazione ed iniziare il campionato, non dico serenamente, ma almeno nelle giuste tempistiche''. ''Sono convinto che alla fine prevarra' il buon senso – ha aggiunto -. D'altronde, non stiamo parlando dei problemi che hanno fermato il campionato spagnolo dove ci sono decine di milioni di euro di stipendi non pagati ai giocatori. Adesso, con l'interpretazione preventiva dell'articolo, si taglia la testa al toro. Certo, se il problema e' non avere l'accordo collettivo, non c'e' articolo 7 che tenga…''. La resa dei conti tra Abete e la Lega di Serie A (che intanto ha rinforzato la propria posizione facendo 'cartello' con quella di B, Lega Pro e Dilettanti), con l'Aic di Tommasi spettatrice interessata, andra' in scena tra meno di 48 in occasione del Consiglio federale e della successiva assemblea dei presidenti che si terra' a due passi dal palazzo della Federcalcio. Assemblea cui dovrebbe partecipare anche il n.1 del Napoli, Aurelio De Laurentiis, tra i piu' critici dell'operato del numero uno di via Allegri. ''Vedo che qualche presidente e' preoccupato da questo mio dinamismo per tentare di evitare il fermo del campionato – la secca risposta di Abete -, e mi riferisco a De Laurentiis. E questo mi fa pensare che l'obiettivo possa essere quello di non superare il problema. Da parte di alcuni non c'e' grande preoccupazione per lo stop della Serie A, ma ognuno poi si dovra' assumere le proprie responsabilita'''..
