Roma – Una passeggiata per stemperare l'amarezza, la tensione e anche il dispiacere di aver preso una decisione difficile, dura anche se ''giusta''. Nel 1996, in occasione del primo e fino a ieri unico caso in Italia di sciopero dei calciatori, l'avvocato Sergio Campana trascorse quella domenica, era il 17 marzo, a braccetto della moglie lungo il Brenta, a Bassano del Grappa. ''Oggi sono in montagna e non a casa – dice l'ex presidente dell'Aic – e una passeggiata diventa quasi un obbligo, tempo permettendo''.
Sono passati 15 anni, ma Campana ricorda ancora benissimo i giorni che precedettero la protesta, con i dubbi, le discussioni e le ''pesanti pressioni'' che generarono e trova nello sciopero attuale le stesse motivazioni che lo convinsero allora di essere nel giusto. ''Condivido al 100% l'azione decisa da Damiano Tommasi, che rispecchia in pieno la volonta' dei calciatori – sottolinea l'avvocato che al giovane collega ha lasciato la presidenza dell'Assocalciatori dopo oltre 40 anni – e al di la' della questione, che mi sembra chiarissima, mi indignano due cose. La prima e' che, come nel 1996, una facile demagogia cerchi di far passare i calciatori come dei miliardari viziati e privilegiati che non dovrebbero avere diritto alla protesta. La seconda e' che tanti tirino in ballo come presunte vittime i tifosi, che di solito sono assolutamente trascurati, basti vedere la situazione degli stadi, gli orari delle partite asserviti solo alle tv, i prezzi dei biglietti che aumentano sempre''. In questo ultimo fine settimana d'agosto, secondo Campana i tifosi si accorgeranno appena della mancanza del calcio. ''Tanti sono ancora distratti dalle ferie e dai rientri – afferma – e poi questa giornata di campionato non e' persa ma verra' recuperata, magari quando le squadre saranno anche piu' in forma. da uomo di calcio mi dispiace che sia cosi', ma non credo che gli appassionati drammatizzeranno questa situazione. Spero invece che capiscano le vere ragioni della situazione senza farsi fuorviare''. Nel 1996 i giocatori si rifiutarono di scendere in campo per protestare contro la mancata soluzione di una serie di questioni, tra le quali il Fondo di Garanzia, la modifica della Legge 91, il rinnovo dell'Accordo Collettivo, la previdenza, i parametri dopo l'entrata in vigore della Legge Bosman. Su tutte le questioni, sottolinea l'avvocato, dopo lo sciopero i calciatori riuscirono a spuntarla. Ora la situazione sembra diversa. ''L'accordo che l'Aic ha firmato pochi mesi fa viene incontro in molte parti alle richieste dei presidenti – spiega Campana – e la questione dell'articolo 7 sugli allenamenti separati e' molto importante, perche' protegge i calciatori dall'emarginazione, ma la sua operativita' sarebbe ridotta, perche' la maggior parte delle societa' di comporta correttamente verso i giocatori''.
''L'impuntatura su tale questione e' assurda e ancora di piu' lo e' aver sollevato, sempre da parte dei presidenti, la questione contributo di solidarieta'. I calciatori, sottolineo, hanno sempre pagato le tasse e non si puo' certo mettere in un accordo il riferimento ad una legge che ancora non esiste''.
Campana vede nella posizione della Lega un tentativo ''di attaccare qualcuno'' e ''di arrivare ad un'ampia deregulation'', non certo la difesa si una questione marginale come quella degli allenamento separati. ''Se fosse per me – conclude – non mi metterei al tavolo con chi non finora non ha rispettato gli impegni. La responsabilita' della situazione e' tutta nella Lega Calcio e spero che tra i presidenti prevalgano le voci di coloro che vogliono l'accordo''.