Trapianto ad Abidal, l’esperto: “Decisiva la prima settimana”

Eric Abidal (LaPresse)

ROMA-  Saranno i prossimi giorni quelli decisivi per capire Se l’intervento su Eric Abidal ha avuto successo. Lo afferma Vincenzo Mazzaferro, trapiantologo dell’Istituto Tumori di Milano.

“Sia per i trapianti da cadavere che in quelli da vivente, come in questo caso, il paziente passa i primi sette giorni tra la terapia intensiva e i reparti ultraspecialistici.

Questo periodo e’ fondamentale per capire se l’organo trapiantato funziona, o se la sua ripresa e’ piu’ lenta, o se addirittura e’ necessario ripetere l’intervento. Dopo questa fase critica inizia un periodo piu’ tranquillo, che si passa sempre in ospedale, e che puo’ durare da pochi giorni a qualche settimana, a seconda anche delle condizioni del paziente prima dell’intervento”.

Anche se il donatore e’ un parente, uno dei rischi principali resta il rigetto: “Una volta dimesso il paziente di solito resta per circa un mese nei pressi dell’ospedale per modulare la terapia antirigetto e gli altri farmaci necessari – prosegue l’esperto – in seguito il paziente deve sottoporsi a controlli periodici, di solito per il resto della vita. La sopravvivenza dopo l’intervento e’ molto alta, ormai ci sono pazienti che hanno festeggiato i 30 anni dal trapianto. Per il donatore invece di solito c’e’ un mese di osservazione, ma se non insorgono problemi puo’ tornare alla vita che faceva prima dell’operazione”.

Piu’ difficile, afferma Mazzaferro, dire se Abidal tornera’ a giocare: ”I pazienti ‘normali’ tornano alle attivita’ di sempre, compresa quella fisica – spiega il chirurgo – ma in questo caso si tratta di un livello di stress molto elevato per il corpo e non e’ possibile fare previsioni”.

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Emiliano Condò