Roma – Nella situazione drammatica in cui siamo bisogna saper accettare anche ''sacrifici sperequati indegni di uno stato di diritto'' e i calciatori dovrebbero sentire il dovere etico di pagare il cosiddetto contributo di solidarieta'. Cosi' la pensa il professor Victor Uckmar, avvocato e tributarista di fama. Tuttavia da un punto strettamente legale ''ci sono molte probabilita' che i calciatori non siano tenuti a pagare il contributo che invece ricadra' sulle societa' di calcio'' tutto dipende da come la manovra bis configurera' questo prelievo. Normalmente, spiega Uckmar che dal 1993 al 2011 ha guidato la Commissione di Vigilanza della Societa' di Calcio (Covisoc), i calciatori ricevono salari al netto delle imposte che sono a carico della societa'. ''Se il contributo sara' configurato come un'aggiunta all'Irpef – spiega – questo sara' a carico delle societa'''. I club dovranno quindi calcolare la ritenuta operando un aumento dell'imponibile dell'imposta non assolta dal calciatore. Uckmar osserva pero' che sia le societa' di calcio sia i calciatori non sembrano particolarmente attente ai doveri fiscali. ''Ai tempi in cui ero presidente della Covisoc – afferma – il debito delle societa' verso il fisco era di 500 milioni di euro. Sarebbe interessante conoscere l'attuale situazione''. Quanto ai calciatori – rileva il tributarista – i loro nomi si vedono poco nelle liste di chi dichiara redditi per milioni di euro e cio' anche se hanno una residenza fiscale in Italia. Infatti, spiega, basta che un calciatore abbia la residenza fiscale per sei mesi e un giorno ed e' tenuto a pagare in Italia le tasse su tutti i redditi prodotti nel corso di quell'anno anche se realizzati all'estero. .
