DOYLESTOWN, STATI UNITI – Il calcioin Italia è uno sport che può essere molto duro, e forse è anche per questo che piace a, quasi, tutti gli italiani. Ma per quanto possa essere duro non è neanche lontanamente paragonabile alla scatenata violenza di quella degenerazione del rugby inglese che si chiama football americano.
Basta guardare i giocatori: spesso neri, sono giganteschi e bardati di protezioni di vario tipo, a cominciare dal viso, per evitare che nei loro titanici scontri qualcuno ci rimanga conciato molto male, come spesso succede. Come da noi i ragazzini giocano al calcio praticamente poco dopo essere stati svezzati, la stessa cosa succede negli States, dove bimbi e bimbe vengono condotti sui campi di football, e di baseball – altro sport ultrapopolare – nella speranza di trovare un campione in germoglio.
A cimentarsi nello sport gladiatoriale del football sono anche le bambine, non si capisce bene perchè, essendo esso per loro pericoloso. Su questa cosa delle bimbe su campi di football è nata una controversia. Una ragazzina di 11 anni, Caroline Pla, di Doylestown, Pennsylvania, ha preso di petto l’arcivescovo di Filadelfia, lanciando una petizione online dopo che una commissione diocesana l’ha messa al bando della squadra di football giovanile della arcidiocesi.
L’appello di Caroline su change.org ha raccolto oltre 100 mila firme. Ma non ha fatto cambiare idea ai commissari cattolici che non hanno voluto esporre la bambina, e con lei altre coetanee e teenager, a quelli che hanno definito ”contatti corporei inapproprati” durante il gioco con i maschi. Caroline gioca a football da quando aveva 5 anni ed era considerata fino alla scorsa stagione una piccola star dei Romans, una squadra della Catholic Youth Organization League.
La ragazzina contava di tornare per una nuova stagione ma i responsabili della lega hanno pensato altrimenti. I fan di Caroline vengono dalla Pennsylvania, dall’Illinois, dal Colorado ma anche dalla Turchia, Spagna, Belgio. Bambini e adulti, e anche qualche celebrita’ come l’anchorwoman Ellen DeGeneres che l’ha portata in tv. ” E’ un altro esempio della discrimazione della Chiesa Cattolica contro le donne”, ha commentato un dei firmatari, Gordon Clay, di Hillsboro Oregon. E indubbiamente per la arcidiocesi di Filadelfia, uscita di recente dalla crisi degli abusi sessuali, la controversia rappresenta una dose di pubbliche relazioni negativa e non necessaria.
Tanta attenzione ha fatto di Caroline una piccola star: oltre che dalla star televisiva Ellen DeGeneres la ragazzina e’ stata intervistata da Abc, Cnn, Nbc. L’interesse dei media ha irritato l’arcivescovo Charles Chaput a cui tre settimane fa, col permesso dei genitori, la bimba ha scritto chiedendo un incontro: ”Alla fine di marzo saro’ cresimata e considerata adulta dalla Chiesa. E come adulta vorrei che Lei ascoltasse quel che ho da dire”.
L’alto prelato, a cui spettera’ in marzo l’ultima parola, ha risposto con cortese freddezza alle implorazioni della campioncina: ”Mi stupisce esser stato contattato per ultimo dopo che hai pubblicizzato il tuo caso sui mass media. Forse questo e’ il modo con cui problemi del genere sono stati affrontati in passato, ma questo tipo di approccio non ha alcuna influenza sulle mie decisioni”, ha replicato Monsignor Chaput ricordando alla bimba che ”far pressioni non e’ il modo di mostrare rispetto a chi svolge semplicemente il suo dovere di proteggere i giovani negli sport”.