ROMA – Sarà un amore intriso di violenza, che si esprime violentemente quello di “Romeo e Giuletta” proposto da Riccardo Scamarcio e Deniz Ozdogan nell’adattamento e con la regia di Valerio Binasco che debutta il giorno di San Valentino all’Eliseo.
In questa lettura, è un amore il loro che conosce solo la violenza, quella forte del contesto in cui nasce, una piccola cittadina come doveva essere Verona, devastata da una faida sanguinosa da cui tutto e tutti sono segnati. Una violenza che ci rimanda facilmente a quella dei nostri giorni e così i costumi saranno contemporanei e i Capuleti e Montecchi potrebbero anche far pensare, avere lo stile e il gusto di certi camorristi, basti ricordare le statue d’oro dei due ragazzi che vorranno erigere loro alla fine.
Scamarcio si dice ”stanco e agitato” a quattro giorni dalla prima, ma anche ”personalmente molto soddisfatto per il percorso compiuto in questo mese e mezzo di prove durante il quale ho scoperto cose per me nuove su quanto terapeutico e psicanalitico possa essere il teatro. C’è un momento in scena, mentre provi il personaggio, in cui non parli, ma sei da lui parlato, non agisci, ma sei agito e vivi una soppressione momentanea del tuo ego, quello che, per proteggerti, ti vorrebbe portare verso ciò che conosci, che sai fare, davanti al tuo procedere verso qualcosa d’ignoto che nemmeno chi ti dirige sa cosa sarà. L’atto creativo è un’energia che non controlli, un transfert terapeutico appunto, specie per chi ha un ego strabordante come il mio. Il teatro permette un’esperienza mistica esaltante come quella di certe tradizioni peruviane, una sensazione di distacco dal corpo, ma senza l’uso di droghe”.
Per Giulietta Binasco ha scelto una giovane attrice turca, Deniz Ozdogan, venuta in Italia per cercare di sfuggire al teatro chiuso nella tradizione del suo paese, come racconta lei stessa, così sintetizzando l’esperienza di questo Shakespeare: ”Ossimori, guerra, amore, lotta, incubi in cui ci siamo immersi per creare qualcosa d’imperfetto, contraddittorio, quindi bellissimo, come un dono nato dal caos”.
