Lo scandalo della Banca Romana ricorda l’Italia di oggi

Una scena tratta dalla miniserie con Giuseppe Fiorello

La Roma di oggi non è così diversa dalla Roma di ieri.

Lo presenta bene il film per la tivù «Lo scandalo della banca Romana», diretto da Stefano Reali, che andrà in onda domenica 17 e lunedì 18 gennaio su Raiuno e che ripercorre la storia del fallimento della Banca Romana alla fine dell’800. Il regista mostra una Roma ottocentesca di bellisisme carrozze, bellissime case, bellissimi vestiti, bellissime donne, ma profondamente marcia.

Certo, la storia dell’irresistibile ascesa, della perdizione e del riscatto del giovane giornalista protagonista, interpretato da Giuseppe Fiorello è tutta inventata. Le regole della fiction sono quelle. Inoltre, il vero protagonista del più clamoroso caso di criminalità finanziaria dei decenni dopo l’Unità d’Italia, Bernardo Tanlongo, un sanguigno romano che aveva modi assai spicci, era attaccato ai soldi fino all’avarizia, ha la faccia e l’accento siciliano di Lando Buzzanca. E in qualche modo passa in secondo piano rispetto al vero cattivo del film, il direttore del giornale “Il Popolo italiano”, che ha il sorrisetto perfido e i baffi affilati di Vincent Perez.

Lo sfondo, però, è proprio quello dello scandalo che scosse l’Italia nel 1893.

Quando, esplosa la bolla immobiliare seguita all’unità er sor tanlongo non vide altra soluzione che approfittare  della facoltà di battere moneta che aveva ancora il suo istituto e stampare per proprio conto una somma enorme: 68 milioni dell’epoca.

Un’operazione spregiudicata, coperta grazie agli intrallazzi con un’infinità di faccendieri, politici corrotti, governanti inetti, giornalisti ambiziosi, arrampicatrici sociali, funzionari disonesti.

Se si sostituiscono le carrozze con le Mercedes blindate, i cocchieri coi body-gard, le marsine con le giacche di flanella, le larghe gonne ottocentesche delle madamine con i tubini neri attillati, sembra proprio l’Italia di anni assai più recenti.

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