Senza entrare nel merito, ”assicuriamo che – prosegue il cdr – i giornalisti del Tg3 sono perfettamente in grado di vigilare e intervenire laddove necessario. Non accettiamo certo lezioni di attivita’ sindacale da chi ha sempre dimostrato di disprezzarla. Questi attacchi così chiaramente pretestuosi e politicamente orientati ci hanno stancato e nauseato, ma non serviranno certo a fermare il lavoro che facciamo ogni giorno per offrire al paese un’informazione degna dell’espressione ‘servizio pubblico’, ispirata a una concezione del giornalismo come cane da guardia della democrazia e non come cane da compagnia del potere”.
La controreplica del Giornale non si è fatta attendere. La direzione del quotidiano ha scritto: “Partiamo dai numeri: quelli prodotti dalla direzione Marketing Rai (aggiornati a fine settembre) da noi riportati prendono in considerazione l’intero anno, non alcuni mesi scelti a caso. E quei dati dicono che, nel confronto tra il 2009 e il 2010 (1 gennaio-12 settembre 2010 vs. 1 gennaio-12 settembre 2009), il Tg3 ha subito nell’edizione delle 19 un calo dello 0,68%, passando dal 14,72% al 14,04% (pari a -54.034 telespettatori)”.
”Nell’edizione meridiana – ha precisato ‘Il Giornale’ – invece, sempre secondo le cifre elaborate da Viale Mazzini, il calo è stato pari al -0,57%, dall’11,95% all’11,38%, pari a meno 73.239 ascoltatori. Questo dice l’ufficio Marketing Rai, che non ci risulta abbia ossessioni nè su Montecarlo nè sul Tg3, ma sia piuttosto interessato ad analizzare con la massima precisione gli ascolti dei Tg Rai”.
Quanto alle omissioni, ha rilevato il quotidiano ”bisogna constatare che quelle del Tg3 non fanno notizia, quelle del Tg1 (anche inventate, come pure è capitato) sempre e comunque. Stesso discorso per le tensioni interne alla redazione, raccontate dagli stessi redattori del Tg3, e ai cambi e spostamenti decisi dalla Berlinguer senza che nessuno se ne interessasse come invece era accaduto per quelli decisi da Minzolini. L’epiteto ‘cani da compagnia del potere’ usato dal Cdr per dei colleghi, la dice lunga sullo stile di chi vorrebbe garantire la ‘libertà’ del servizio pubblico. Quanto all’epiteto ‘cane da guardia della democrazia’ per un Tg che è da sempre lottizzato da un partito politico, c’è solo da ridere”.
