Botta e risposta sui numeri tra Tg3 e Il Giornale: dal telegiornale diretto da Bianca Berlinguer hanno fatto sapere che gli spettatori non sono in calo; dal giornale diretto da Alessandro Sallusti controbattono che sono i dati a confermare il trand negativo.
In una nota scritta dal Comitato di Redazione del Tg3 è scritto: ”Confermando di avere un’altra ossessione oltre agli immobili di Montecarlo, Il Giornale pubblica oggi un nuovo attacco al Tg3 basato su informazioni deformate e fuorvianti”.
Secondo il Cdr ”il calo di ascolti che denuncia si basa su dati di singoli giorni scelti ad hoc, ed è semplicemente falso. Guardando agli indici medi mensili (gli unici che è intellettualmente onesto considerare), negli ultimi tempi il Tg3 conferma una solida tenuta, ed anzi un incremento di circa un punto di share. Tra agosto 2009 e agosto 2010 l’ascolto e’ passato da 15,7 a 16,7%, tra settembre 2009 e settembre 2010 da 14,3 a 15,3%, con aumenti attorno ai 200.000 spettatori. Per non parlare degli ottimi risultati della nuova fascia ‘Fuori TG’, di ‘Linea Notte’ e dell’edizione delle 12, mentre quella delle 14.20 resta stabile”.
”Visto che – prosegue il cdr del Tg3 – il Giornale ci paragona al Tg1, poi, volendo fare un po’ di storia, vale la pena di ricordare che nel lontano ottobre 2003 (ultimo dato disponibile sul sito Rai) il Tg3 delle 19 aveva un ascolto medio del 15,2 %, mentre nella settimana scorsa (26 settembre/3 ottobre 2010) lo share e’ stato sempre superiore al 15%. Nello stesso periodo il Tg1 è passato dal 31,1 al 25%”.
Il cdr ha rilevato quindi che ”a dispetto di tutti i cambiamenti editoriali, tecnologici, politici avvenuti negli ultimi anni, il Tg3 continua dunque ad essere un punto di riferimento solidissimo per l’informazione di questo paese, con buona pace di chi diffonde informazioni false e tendenziose sulla testata. E di notizie sbagliate abbonda anche la parte dell’articolo del Giornale che si riferisce a presunti ‘abusi di potere’ del direttore Bianca Berlinguer”.
Senza entrare nel merito, ”assicuriamo che – prosegue il cdr – i giornalisti del Tg3 sono perfettamente in grado di vigilare e intervenire laddove necessario. Non accettiamo certo lezioni di attivita’ sindacale da chi ha sempre dimostrato di disprezzarla. Questi attacchi così chiaramente pretestuosi e politicamente orientati ci hanno stancato e nauseato, ma non serviranno certo a fermare il lavoro che facciamo ogni giorno per offrire al paese un’informazione degna dell’espressione ‘servizio pubblico’, ispirata a una concezione del giornalismo come cane da guardia della democrazia e non come cane da compagnia del potere”.
La controreplica del Giornale non si è fatta attendere. La direzione del quotidiano ha scritto: “Partiamo dai numeri: quelli prodotti dalla direzione Marketing Rai (aggiornati a fine settembre) da noi riportati prendono in considerazione l’intero anno, non alcuni mesi scelti a caso. E quei dati dicono che, nel confronto tra il 2009 e il 2010 (1 gennaio-12 settembre 2010 vs. 1 gennaio-12 settembre 2009), il Tg3 ha subito nell’edizione delle 19 un calo dello 0,68%, passando dal 14,72% al 14,04% (pari a -54.034 telespettatori)”.
”Nell’edizione meridiana – ha precisato ‘Il Giornale’ – invece, sempre secondo le cifre elaborate da Viale Mazzini, il calo è stato pari al -0,57%, dall’11,95% all’11,38%, pari a meno 73.239 ascoltatori. Questo dice l’ufficio Marketing Rai, che non ci risulta abbia ossessioni nè su Montecarlo nè sul Tg3, ma sia piuttosto interessato ad analizzare con la massima precisione gli ascolti dei Tg Rai”.
Quanto alle omissioni, ha rilevato il quotidiano ”bisogna constatare che quelle del Tg3 non fanno notizia, quelle del Tg1 (anche inventate, come pure è capitato) sempre e comunque. Stesso discorso per le tensioni interne alla redazione, raccontate dagli stessi redattori del Tg3, e ai cambi e spostamenti decisi dalla Berlinguer senza che nessuno se ne interessasse come invece era accaduto per quelli decisi da Minzolini. L’epiteto ‘cani da compagnia del potere’ usato dal Cdr per dei colleghi, la dice lunga sullo stile di chi vorrebbe garantire la ‘libertà’ del servizio pubblico. Quanto all’epiteto ‘cane da guardia della democrazia’ per un Tg che è da sempre lottizzato da un partito politico, c’è solo da ridere”.