Assente Roman Polanski, regista del film ‘The Ghost Writer’ (in sala in Italia dal 9 aprile col titolo “L’uomo nell’ombra”) in concorso al Festival di Berlino, si è parlato molto di lui e dei suoi problemi con la giustizia, ma anche di Tony Blair e di Silvio Berlusconi.
Il film racconta di uno scrittore inglese (Ewan McGregor) che accetta di completare le memorie di un ex primo ministro britannico caduto in disgrazia, che di nome fa Adam Lang (Pierce Brosnan), ma che ricorda molto Tony Blair.
Lo scrittore viene ingaggiato solo dopo la misteriosa morte in un incidente del collega che avrebbe dovuto svolgere l’incarico. Quando il ghostwriter raggiunge l’ex premier in un’isola sulle coste orientali degli Stati Uniti, esplode lo scandalo: Lang viene accusato di attività illegali, connesse a terrorismo e torture.
Mentre l’isola si riempie di giornalisti e manifestanti, lo scrittore intanto comincia a sospettare che il suo predecessore abbia scoperto qualcosa di terribile che collega Lang alla Cia e comincia a temere giustamente per la propria vita.
Il film è tratto dal romanzo omonimo di Robert Harris, che ha scritto la sceneggiatura insieme con Polanski e il libro è pubblicato in Italia da Mondadori.  Racconta Harris: “L’idea di fare un lavoro su un politico che si trovava in esilio e aveva un passato discutibile l’avevo da 15 anni. Non pensavo e non potevo pensare esattamente a Blair, ma devo dire che un giorno ascoltando la protesta in radio di un ascoltatore che voleva che Blair fosse processato per crimini di guerra e lo invitava ad andare in esilio in America mi si è accesa la lampadina”. Aggiunge Harris: “Credo che sia un po’ vero che Blair sia stato un pagliaccio in mano agli americani.
Su Polanski (assente giustificato in quanto agli arresti domiciliari in Svizzera), Pierce Brosnan, protagonista del film, ha detto: “Un uomo dalla vita intensa e di una grandezza inesprimibile. Appena ho saputo del suo arresto sono rimasto choccato e ho pensato subito alla sua famiglia e ai suoi figli”.
Anche McGregor ne ha parlato con affetto: “La sua assenza si sente anche di più per il fatto che lui conosce ogni particolare delle cose che fanno il suo cinema. Roman era sempre con la macchina grandangolo addosso, una vera ossessione per chi deve recitare, ma lui mi piace perché ti dice sempre quello che pensa e sa esattamente cosa vuole da te”.
Dopo tutto questo miele, il botto finale. Parole di Harris: la realtà descritta prima nel libro e poi nel film non è tanto lontana dalla realtà e ” quella degli ialiani con Berlusconi supera la fantasia, ma non posso parlarne male perché lui è il mio editore. E devo dire che è bellissimo averlo in questo ruolo. Quando quelli della Random House mi hanno chiesto una volta come era averlo come publisher e io gli ho detto:arrivi con l’aereo e già ti trovi intervistato dalla sue tv e poi il pomeriggio arrivano i suoi giornali e settimanali. Quelli di Random hanno chiamato tutto questo ‘sinergia’ io invece la chiamo corruzione”.
