Il regista tedesco Volker Koepp ha fatto carriera in Germania Est documentando le condizioni dei lavoratori nelle fabbriche nel Paese ai tempi del comunismo. Ora, con la Germania che festeggia il ventennale della riunificazione, il suo nuovo film (“Berlin-Stettin”) mostra come i lavoratori si siano adattati al modello capitalista.
La fabbrica tessile di Wittstockย รจ stato il punto centrale di numerosi di film di Koepp, unico nel riprodurre la vita quotidiana della Germania Est negli anni ’70 e ’80.
In “Berlin-Stettin” (attualmente in proiezione nelle sale tedesche), Koepp ci mostra il cambiamento dei suoi “personaggi”. Essi riflettono sulla vita dopo il cambiamento determinato dal crollo del regime comunista in Germania Est o, come si dice, “dopo che l’Occidente รจ venuto a noi”.
Koepp non prende subito posizione, l’obiettivo รจ puntato sugli intervistati e sulle loro storie. Successivamente il regista esprime il suo apprezzamento per il rinnovamento urbano che si trasforma poi in denunce relative al grave problema della disoccupazione. Critiche anche per l’aumento della violenza estremista di destra.
In “Berlin-Stettin” vi sono anche tracce autobiografiche. Koepp, 66 anni, รจ nato a Stettino poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale. Lui e la sua famiglia sono stati tra i milioni di tedeschi che sono fuggiti verso ovest per sfuggire all’avanzata dell’Armata Rossa. Ed รจ stata proprio la sua storia personale a portarlo verso la realizzazione di quest’ultimo film.
