Intervistato la settimana scorsa al Tg dell’una suFrance 2 sulla nascita di un nuovo profumo, Jean-Paul Guerlain, l’ultimo discendente di una dinastia di prestigiosi profumieri si è lasciato andare: “Per una volta, mi sono messo a lavorare come un negro. Non so se i negri hanno mai lavorato tanto, ma alla fine… “. La frase non è piaciuta e così ecco le polemiche.
“Boicottiamo Guerlain, è razzista”. La parola d’ordine sfreccia da un sito Internet all’altro, si trasmette alle associazioni umanitarie, si trasforma rapidamente in un movimento di protesta.
I politici hanno taciuto, con la sola eccezione del ministro delle Finanze, Christine Lagarde. Vissuta a lungo negli Stati Uniti, la Lagarde è stata l’unica a indignarsi: “È patetico”, ha detto riferendosi al settantenne Guerlain. Ma la tempesta è scoppiata lunedì mattina. Un’altra giornalista popolare, Audrey Pulvar, originaria della Martinica, ha picchiato duro: “L’arabo bugiardo, l’arabo ladro, il cinese lavoratore ma sporco, l’ebreo avido, la francese sessualmente libera, il latinoamericano eccitato come un mandrillo, la negra pantera, la negra lasciva, il negro ballerino, il negro che ride, il negro calciatore, il negro pigro…strike! Cercando meglio, si potrebbero trovare altre idee da fornire al signor Jean-Paul Guerlain per il suo piccolo prontuario di idee razziste”.
La Pulvar se l’è presacon i politici e con il loro silenzio, il suo intervento alla radio ha lanciato la mobilitazione. Da giorni gli inviti al boicottaggio si sono moltiplicati e in molti sono pronti a manifestare davanti ai negozi di Guerlain. A nulla è servito il comunicato della società, filiale della multinazionale del lusso Lvmh: “Guerlain non è più dipendente, né azionista della società. Ciò non toglie che portiamo il suo nome. Il nostro unico sentimento è la costernazione”.
