Condannato a due anni di carcere perché sorpreso a mangiare durante il Ramadan. Questa la sentenza che il Tribunale di Oum El Bouaghi, in Algeria, ha emesso nei confronti di Bouchouata Fares, un giovane di 27 anni.
La decisione accende polemiche nel paese maghrebino, in cui i “non digiunatori”, così li definisce la stampa algerina, non hanno mai ricevuto una condanna simile, e non manca di mobilitare le organizzazioni a difesa dei diritti umani, che parlano di attentato alla libertà di culto. “È stato condannato senza nessun fondamento giuridico”, questa la denuncia del presidente della Lega algerina per i diritti umani, Mustapha Bouchachi, ed in effetti la legge algerina non punisce espressamente chi non rispetta il mese di digiuno, mentre è garantita dalla Costituzione la libertà di culto. Inoltre, ha sostenuto il presidente, questi episodi non fanno altro che dare un’immagine sbagliata del paese e dell’Islam stesso, “se continuiamo così metteremo in prigione chi non fa la preghiera o il pellegrinaggio alla Mecca”.
A Bouchouata Fares, arrestato a causa di una segnalazione a fine agosto perché sorpreso a mangiare in pieno giorno mentre era in compagnia di altre persone poi fuggite, per ora non resta che rivolgersi alla Corte suprema.
Il più noto precedente nel campo è stato quello del 2008 a Biskra, in cui sei persone furono condannate a quattro anni di carcere per il medesimo reato ma furono poi rilasciate con un’ammenda di 1000 euro, mentre molti altri arresti durante il Ramadan sono finiti con un rilascio, ma in realtà il giudizio varia da un tribunale all’altro.
*Scuola di Giornalismo Luiss
