BRASILIA – La Corte Suprema brasiliana ha respinto con 6 voti a 3 il ricorso dell’Italia contro la decisione del presidente Luiz Inacio Lula da Silva di negare l’estradizione a Cesare Battisti.
La decisione della Corte suprema brasiliana di respingere il ricorso non pregiudica definitivamente la possibilità che l’ex terrorista sia estradato: ora la Corte, spiegano all’Ansa infatti fonti vicine al dossier, deve decidere se Lula con la sua decisione ha rispettato o meno il Trattato di estradizione in vigore con l’Italia.
Battisti è stato condannato con sentenza definitiva all’ergastolo per quattro omicidi. La prima vittima è Antonio Santoro, maresciallo della polizia penitenziaria (allora agenti di custodia), ucciso il 6 giugno 1978 a Udine.
Il delitto viene rivendicato il giorno dopo dai Proletari armati per il comunismo (Pac). Per la sentenza, Battisti fu uno dei due killer, entrambi militanti dei Pac. Altri due omicidi lo stesso giorno, il 16 febbraio 1979: alle 15 circa a Milano il gioielliere Pierluigi Torregiani (il 22 gennaio precedente aveva ucciso un rapinatore durante una tentata rapina), alle 18 a Santa Maria di Sala (Venezia) Lino Sabbadin (si era opposto con le armi ad un tentativo di rapina), macellaio di Mestre.
Per il primo delitto (nella sparatoria rimase anche ferito Alberto, il figlio 15enne, da allora costretto su una sedia a rotelle) Battisti è stato condannato come co-organizzatore, per il secondo – secondo i giudici – ha fornito ‘copertura armata’ all’esecutore materiale. Infine, l’ultimo omicidio il 19 aprile 1979: a morire e’ Andrea Campagna, agente della Digos. Le accuse indicano l’ex Pac tra i killer.
