BRUXELLES – La procura della Corte penale internazionale dell’Aja e’ in grado di dimostrare con ”prove dirette” e ”consistenti” che il colonnello Muammar Gheddafi ha ”ordinato personalmente attacchi a civili disarmati”, colpiti con artiglieria pesante, o da tiratori scelti, nelle loro case, in luoghi pubblici, mentre partecipavano a funerali e perfino mentre uscivano dalle moschee dopo le preghiere. Secondo la procura, il rais ha anche redatto liste di presunti colpevoli, ”poi arrestati, imprigionati, torturati e scomparsi nel nulla”.
Con queste motivazioni, il procuratore della Cpi, l’argentino Luis Moreno-Ocampo, ha chiesto ai giudici di spiccare un ordine di arresto per il rais, il suo secondogenito Saif al-Islam e il capo dei servizi segreti libici Abdullah al-Senussi, tutti e tre accusati di crimini contro l’umanita’. ”Il regime libico ha le ore contate”, ha dichiarato il ministro degli esteri Franco Frattini. Il titolare della Farnesina ha dato conto di messaggi che arrivano ”dal cerchio ristretto del regime”: ”sotto copertura” si sarebbero avviati contatti con un importante giornale britannico per cercare ”una via d’uscita onorevole” e trovare un luogo dove Gheddafi ”in modo decoroso, si possa ritirare e sparire per sempre dalla scena politica”. ”Stiamo lavorando con l’Onu – ha proseguito il capo della diplomazia italiana – affinche’ si trovi una via d’uscita politica che tolga di scena il dittatore e la sua famiglia e permetta la costituzione immediata di un governo di riconciliazione nazionale dove esponenti di Tripoli sarebbero gia’ stati individuati”. Per Frattini, ”questo dimostra che non sarebbe il governo di Bengasi, ma il governo dell’intera Libia”.
Anche la Russia si sta mobilitando per facilitare una soluzione politica che preservi l’unita’ nazionale della Libia. Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha annunciato che rappresentanti del regime di Gheddafi sono attesi gia’ domani a Mosca, mentre un incontro previsto mercoledi’ con i leader dell’opposizione di Bengasi, posticipato per ”motivi tecnici”, si terra’ prossimamente. Sul terreno, si intensificano i raid della Nato su Tripoli, e in particolare sui centri di controllo e di comando del regime. Oggi l’Alleanza ha effettuato una serie di attacchi su Tajura, a 18 chilometri a est di Tripoli, distruggendo una base radar, e ha detto di aver contrastato un attacco di due piccole navi, una delle quali imbottite di esplosivo, dirette a Misurata. La Nato sta inoltre trasmettendo messaggi sulle frequenze della radio dell’esercito libico chiedendo ai lealisti di arrendersi e affermando che mercenari stranieri stanno violentando le donne libiche. “I messaggi sono trasmessi in inglese e in arabo. Si ascolta tra l’altro anche una voce di donna che chiede: “Perché, figlio mio, perché uccidi la nostra gente?”. E il grido di un bambino che piange: “Papà, torna a casa, smettila di combattere”. Il quotidiano britannico Guardian scrive che una rete di dissidenti libici – tra cui l’ex ministro degli Esteri Mussa Kussa, fuggito in Gran Bretagna – sta aiutando gli Alleati nella scelta dei bersagli militari. Le prove raccolte dal procuratore Moreno-Ocampo, lo stesso che ha chiesto l’arresto del presidente del Sudan Al-Bachir, dimostrano che Gheddafi e’ un leader che compie crimini contro la sua gente, usando l’arma della paura, ”per preservare il suo potere assoluto”.
Ad aiutarlo in questo disegno criminale sono stati soprattutto il figlio Saif al-Islam – l’ex moderato, ripreso con un mitra in mano su una camionetta ad arringare i fedeli – che avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’organizzare il reclutamento di mercenari. E dal capo degli 007 libici, Abdullah al-Senussi, che avrebbe partecipato direttamente ad attacchi contro i contestatori. A sostegno delle prove, la procura del Cpi puo’ portare ”molti testimoni”, che al momento sono sotto protezione. Se i giudici accoglieranno la richiesta del procuratore, dovranno essere ”le autorita’ libiche” ad eseguire il mandato di cattura perche’ ”sono loro – ha precisato il procuratore – che hanno la responsabilita’ di catturare i responsabili che si trovano su territorio libico”.
Ieri, il vice ministro libico degli affari esteri, Khaled Kaaim, ha rigettato ogni decisione della Cpi, dichiarando che la Libia ”non e’ interessata” perche’ non ha firmato il trattato di Roma che ha istituito la Corte. Il caso e’ ora nelle mani dei giudici della ”pre-trial” camera, di cui e’ presidente il giudice italiano Cuno Tarfusser, ex procuratore di Bolzano. Non ci sono scadenze per la decisione, ma i tempi dovrebbero essere rapidi.
