ROMA-Se il fisco ti ha scritto: “Gentile contribuente, nel 2009 lei ha speso molto di più del reddito che ha dichiarato…”, stai calmo. La lettera non ĆØ una contestazione, tanto meno una ingiunzione di pagamento. A seconda del tuo rapporto con le tasse puoi rispondere in tre modi. Il primo: ignorando la lettera. Puoi farlo, non succede nulla. Ma puoi farlo e nulla succede solo se sei ragionevolmente sicuro di nonĀ aver nascosto reddito e quindi di non aver evaso le imposte. Tu ignori e poi l’Agenzia delle Entrate decide da sola se proseguire. Può lasciar perdere perchĆ© la lettera ĆØ partita solo a seguito di un incrocio automatico tra le banche dati e la tua dichiarazione dei redditi. Il computer segnala più spese che redditi e la lettera parte. Ma, dopo la lettera, non ĆØ automatico parta l’accertamento. Se invece parte e tu hai ignorato la prima lettera, ancora una volta stai calmo. Se non hai evaso stai calmo. Il caso più classico ĆØ quello dell’acquisto di una casa nel 2009: hai speso 400mila euro e hai dichiarato redditi per 40mila. Se il fisco ti chiede come hai fatto, basterĆ che tu documenti che avevi risparmi in banca, che hai contratto un mutuo o che un parente ti ha fornito i soldi. Al massimo un fastidio, non certo una pena.
Secondo caso: nella lettera che ti ĆØ arrivata ci sono spese a te attribuite che a te non risultano, insomma c’ĆØ un errore. L’Agenzia delle Entrate ammette nella stessa lettera che errore sempre ci può essere e infatti nella stessa lettera fornisce numero di telefono e indirizzo telematico cui puoi inviare la correzione. Quindi, se la lettera ti appare sbagliata, invece di ignorarla puoi rispondere e precisare. Anche in questo caso nessuna procedura automatica di accertamento, il fisco valuterĆ caso per caso.
Nei primi due casi il contribuente raggiunto dalla lettera, sono centinaia di migliaia e i commercialisti giĆ dicono che l’ottanta per cento delle chiamate che ricevono dai clienti in questi giorni riguardano appunto questo tipo di corrispondenza, ĆØ comun que un cittadino che ha pagato il dovuto. Nel 2009 si ĆØ trovato nella condizione di spendere più di quanto ha guadagnato ma aveva buone e documentate ragioni per farlo. Quindi può ignorare o precisare. Nel terzo caso invece, quando il contribuente sa di aver celato reddito e quindi evaso imposta, allora c’ĆØ la terza via. La lettera invita il contribuente al “ravvedimento operoso”: scadenze il sei di luglio e il 30 settembre 2011. Se questo ĆØ il vostro caso, se il fisco vi ha non solo scritto ma anche “beccato”, la terza e più conveniente via ĆØ quella di pagare, cioĆØ di denunciare la parte di reddito 2009 che avete nascosto. Siete voi a decidere quanto pagare, anche in questo caso la lettera non ĆØ e non necessariamente diventa un accertamento esecutivo.
Insomma la lettera, se ha raggiunto il vostro indirizzo, non ĆØ una tortura e neanche un torchio. Se siete in regola ĆØ al massimo un fastidio imposto più che dal fisco dalla enorme quantitĆ di evasori ed evasione. Se invece avete evaso anche voi le tasse, la lettera ĆØ un’occasione per cavarvela con il minomo costo possibile. Con un solo vero “mostro” in agguato, non il fisco in quanto tale ma la burocrazia: saprĆ davvero l’Agenzia delle Entrate quando diventa funzionario in carne e ossa accettare correzioni, ammettere errori, consentire chiarimenti?
