ROMA – Pensioni, patrimoniale, il famigerato ombrello di Altan arriverà a destinazione lunedì prossimo, come promesso da Monti. Intanto si ragiona sulle soluzioni per rendere più digeribile, più soft, l’ipotesi di un prelievo sulle ricchezze superiori a un milione di euro. Il comun denominatore, che accontenti le diverse anime dell’ampio fronte politico che sostiene il governo, potrebbe trovarsi sull’imposizione di un prelievo di pochi punti millesimali strutturale sui patrimoni il cui valore superi almeno il milione di euro.
Le imprese nel loro manifesto avevano chiesto una tassazione dell’1,5 per mille sui patrimoni oltre 1,5 milioni. Il Pdl sarebbe ideologicamente contrario, Alfano in tv a Ballarò è riuscito a non pronunciare mai un sì alla parola tabù, ma alla spicciolata, senza darlo troppo a vedere, qualche apertura c’è stata, l’ultima da Ignazio la Russa. Sul campo opposto, la patrimoniale varrebbe come scalpo politico necessario a compensare i sacrifici non aggirabili sulle pensioni. In questo senso, il governo Monti realizza una ricomposizione al ribasso delle rispettive debolezze: se non per toccare le pensioni e mettere le mani in tasca agli italiani cosa lo avrebbero messo a fare il professore?
Il Pd, sul tema della patrimoniale, aveva previsto una progressività del prelievo con una aliquota crescente (fino al 2 per mille) al crescere del valore del patrimonio. Una patrimoniale servirebbe anche come moneta di scambio per consentire un ammorbidimento della annunciata linea dura dei sindacati contro la stretta sulle pensioni e l’intangibilità del “!numero magico” dei 40 anni di contributi. “Qui si scherza con il fuoco” ha fatto la voce grossa ieri Bersani: il Pdl non influenzi il governo sulla patrimoniale.
Spiega Marco Belinazzo sul Sole 24 Ore che una patrimoniale potrebbe configurarsi come una classica eterogenesi dei fini, con “conseguenze non intenzionali rispetto ad azioni intenzionali”. L’imposta potrebbe colpire “famiglie, piccoli risparmiatori e pensionati che magari hanno messo da parte beni per assicurarsi una vecchiaia serena”. Senza contare la sicura fuga di capitali verso pori più sicuri. Il problema, quindi, sta proprio nella capacità di coniugare il rigore all’equità. La nuova Ici, sarebbe la soluzione più facile anche se il momento per colpire i valori immobiliari non appare quello più opportuno, con il mercato immobiliare in fibrillazione.
Bisognerebbe, e qui sono tutti d’accordo, colpire i capitali esportati all’estero. Sì ma come? Scudi e sanatorie in dieci anni hanno solo acuito il problema, nascosti erano, nascosti rimangono. Per questo, ragiona Belinazzo “la progressività della patrimoniale, teoricamente ineccepibile, sarebbe tutt’altro che concreta”. Soprattutto, continua l’analisi, dando seguito agli accordi con la Svizzera, già stipulati da Gran Bretagna e Germania: un prelievo alla fonte sui rendimenti dei capitali all’estero in cambio dell’anonimato. “Significherebbe rinunciare per sempre a recuperare i soldi negli anni trafugati al Fisco. A meno che l’accordo non preveda una sorta di forfait straordinario su tutti i capitali italiani finiti nei forzieri rossocrociati e la Svizzera accetti, dunque, di pagare la sua quota di patrimoniale”.
