
NEW YORK – Dan Brown “scatena” lInferno. La mano di Dante stavolta guiderĂ Robert Langdon, professore di simbologia di Harvard giĂ protagonista del Codice Da Vinci e di Angeli e Demoni, in una nuova avventura tra due cittĂ italiane, di cui una è Firenze, e una cittĂ tra Asia ed Europa, che secondo le prime indiscrezioni potrebbe essere Istanbul. La compagna di questo viaggio è l’avvenente dottoressa Sienna Brooks e il “nemico” è il “Consorzio”.
Il trailer ufficiale:
Per il lancio del libro, che alla vigilia dell’uscita mondiale è giĂ in testa alle classifiche dei best seller, Brown ha scelto il giorno 14/5/13, anagramma del numero 3,1415, cioè l’approssimazione del “pi greco“. Una data e un anagramma numerico non lasciati al caso: il pi greco è il numero che misura i cerchi concentrici dell’inferno come Dante l’ha pensato e disegnato nella Divina Commedia.
Su Repubblica un estratto di “Inferno” è stato concesso dalla Mondadori, dove Langdon si sveglia in un’ospedale di Firenze, lui che due giorni prima era ad Harvard, senza ricordare come sia arrivato lì con una ferita alla testa. E quando una persona misteriosa chiede di vederlo, comincia nel sangue la nuova avventura:
“Gli occhi della dottoressa sembrarono socchiudersi. “Era l’accettazione della Terapia intensiva. C’è una persona che desidera vederla”.
Un raggio di speranza perforĂ² lo stordimento di Langdon. “Ăˆ una buona notizia! Forse questa persona sa cosa mi è successo”.
La dottoressa Brooks sembrava incerta. “PerĂ² è strano che si sia presentato qualcuno. Noi non sapevamo il suo nome e lei non è stato ancora inserito nel nostro sistema informatico”.
Langdon lottĂ² contro i sedativi e, a fatica, si mise a sedere sul letto. “Se qualcuno sa che sono qui, deve sapere anche cosa mi è capitato!”.
La dottoressa Brooks lanciĂ² un’altra occhiata al collega, il quale scosse immediatamente la testa e picchiettĂ² l’indice sull’orologio da polso. Lei si rivolse di nuovo al paziente. “Qui siamo in Terapia intensiva” spiegĂ². “A nessuno è consentito entrare prima delle nove di mattina. Tra un momento il dottor Marconi andrĂ a vedere chi è il suo visitatore e cosa vuole”.
“E che mi dice di quello che voglio io?” chiese Langdon.
La dottoressa sorrise paziente e abbassĂ² la voce, avvicinandosi a lui. “Professor Langdon, ci sono alcune cose che non sa a proposito di ieri sera… a proposito di quello che le è successo. E, prima che lei parli con qualcuno, penso che sia giusto metterla al corrente di tutti i fatti. Purtroppo non credo che sia sufficientemente in forze per…”.
“Quali fatti?”. Langdon tentĂ² di assumere una posizione un po’ piĂ¹ eretta, ma l’ago della flebo gli morse il braccio. Aveva la sensazione di pesare centinaia di chili. “Tutto quello che so è che mi trovo in un ospedale di Firenze e che sono arrivato ripetendo le parole “very sorry”…”.
Lo colpì un pensiero improvviso e spaventoso.
“Ho provocato un incidente stradale?” domandĂ². “Ho fatto del male a qualcuno?”.
“No, no” lo rassicurĂ² Brooks. “Non credo”.
“Allora cosa?” insistette Langdon infuriato, passando lo sguardo da un medico all’altro. “Ho il diritto di sapere cosa sta succedendo!”.
Ci fu un lungo silenzio, poi il dottor Marconi rivolse un cenno riluttante alla giovane e attraente collega. La dottoressa fece un sospiro e si avvicinĂ² al paziente. “Okay, le dirĂ² tutto quello che so… e lei mi ascolterĂ senza agitarsi, d’accordo?”.
Langdon annuì, e il movimento della testa gli innescĂ² un lampo di dolore che si irradiĂ² nel cranio. Lo ignorĂ², ansioso di avere delle risposte.
“Innanzitutto… la sua ferita alla testa non è stata provocata da un incidente”.
“Be’, è un sollievo”.
“Non proprio. La ferita è stata causata da una pallottola”.
Il monitor di Langdon accelerĂ² il ritmo. “Come ha detto?”.
La dottoressa parlĂ² con voce ferma, senza interrompersi: “Una pallottola l’ha colpita di striscio alla sommitĂ della testa e con ogni probabilitĂ le ha provocato una commozione cerebrale. Ăˆ molto fortunato a essere ancora vivo. Un millimetro piĂ¹ in basso e…”. Scosse il capo.
Langdon la fissava incredulo. “Qualcuno mi ha sparato?”.”
Il testo è stato concesso a Repubblica da Luigi BernabĂ² Associati, con la traduzione di Nicoletta Lamberti, Annamaria Raffo, Roberta Scarabelli
