14. Perplessità suscita la ragione del giudizio che emerge dal comunicato. “Il cambiamento di giudizio delle prospettive riflette la maggiore probabilità di un miglioramento strutturale dei risultati di bilancio e della conseguente capacità di generazione dei flussi di cassa, dovuta principalmente alle accresciute capacità del management regionale”. Dalle considerazioni svolte, tratte dal commento critico dell’ultimo verbale, non sembra proprio che ci siano stati cambiamenti in questa direzione.
15. A ben leggere il comunicato si vede peraltro che S&P mette le mani avanti. “Le prospettive positive sul rating riflettono le stime di Standard & Poor’s circa la probabilità di oltre un terzo che la Regione migliorerà strutturalmente i risultati di bilancio e il profilo di liquidità. Il verificarsi di tali condizioni comporterebbe il miglioramento del rating del Lazio. ….Infine, lo scenario prevede la graduale riduzione dei debiti commerciali di Asl e Ospedali dovuta al miglior profilo di liquidità, a sua volta sostenuto dalla nostra previsione che il Governo Centrale continuerà a erogare puntualmente le risorse destinate alla sanità. Al contrario, Standard & Poor’s potrebbe rivedere le prospettive a stabili, qualora nel 2012- 2013 non riscontrasse alcun rilevante miglioramento delle performance di bilancio rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Le prospettive ritornerebbero a stabili anche qualora il Lazio non migliorasse la posizione di liquidità, indicato dall’immutato ricorso all’anticipazione di tesoreria e l’invarianza dei debiti commerciali di Asl e ospedali nel 2012-2013”.
16. In conclusione si può affermare che a partire dall’avvio del piano di rientro nel 2007 i nodi strutturali della sanità laziale (la definizione del rapporti con le strutture accreditate (irrisolta), la produttività delle principali strutture pubbliche (bassissima), la diffusione della sanità non ospedaliera sul territorio (scarsa), la gestione amministrativa delle strutture sanitarie con criteri adeguati (carente), restano insoluti. Unica innovazione resta la riorganizzazione del sistema dei pagamenti (gestito peraltro in modo sottodimensionato). In questo modo il piano si traduce in tagli lineari e pesa sui livelli essenziali di assistenza. I veri nodi non vengono affrontati ora come non lo sono stati nella precedente legislatura e, finché non vi sarà una inversione di tendenza, di cui non si intravede l’avvio, il commissariamento, che espropria la regione della sua principale funzione, non rappresenta il principale problema. La vera soluzione, che non può prescindere dalla politica, sta nella definizione di un progetto di riorganizzazione profondo del sistema sanitario laziale, che pensi esclusivamente al benessere dei cittadini e non ai poteri forti, pubblici e privati, che sono molto radicati.
