ROMA – Tra caso Ruby, deputati trasformati in palline da ping pong che ieri stavano con Berlusconi, oggi con Fini e domani chissà (leggi Barbareschi), ministri che passano giornate al telefono con Santa Lucia e deputati che in aula sbirciano siti a luci rosse, temevamo che i nostri parlamentari fossero troppo impegnati per legiferare. Per fortuna invece nel nostro Parlamento siedono anche uomini che si danno da fare, che lavorano per noi, o forse per loro. Una pattuglia di 17 senatori uniti nella loro battaglia ideale, aprire un nuovo condono edilizio, totale.
L’occasione per la loro crociata è il decreto milleproroghe, quel simpatico decreto che ogni anno in questo periodo serve da contenitore per tutte le cose in scadenza che bisogna, appunto, prorogare e che è, però, anche uno splendido pozzo senza fondo in cui nascondere leggi e leggine che si vogliono far passare senza troppo clamore. E allora, i nostri diciassette senatori, quattordici berlusconiani, un finiano e uno del gruppo misto (ex PD), mettono da parte i loro dissidi, le loro esigenze di partito, per lavorare uniti. Carlo Sarro, Antonio Paravia, Pasquale Viespoli, Cosimo Sibilia, Gennaro Coronella, Pasquale Giuliano, Giuseppe Esposito, Franco Cardiello, Luigi Compagna, Vincenzo Fasano, Sergio de Gregorio che i più probabilmente ricorderanno quando all’epoca del Governo Prodi passò con un triplo salto mortale dall’Idv a sostenere Berlusconi, Antonio Gentile, Massimo Baldini, Raffaele Lauro, Raffaele Calabrò, Francesco Pontone e Pasquale Villari. Per la cronaca Pontone è il finiano e Villari l’ex democratico. Quasi tutti campani, quindi “radicati sul territorio”, vogliono un condono edilizio ma, come si dice a Roma, “non si vogliono far parlar dietro”, e si stanno battendo quindi per far passare un condono così totale che più totale non si può.
La loro proposta, nonostante la destra si fosse spesa nella promessa che il condono del 2003 sarebbe stato l’ultimo, è quella di riaprire proprio i termini di quel condono, d’altra parte sono passati solo sette anni e mezzo. Ma non solo, quel condono varato dall’allora Governo Berlusconi e che suscito già all’epoca proteste e sanò orrori edilizi aveva dei limiti, come è ovvio. I diciassette però pensano in grande, e qui limiti vanno quindi aboliti. La loro proposta recita “le parole ‘dei beni ambientali e paesaggistici’ sono soppresse”, traduzione: non solo se ti sei fatto la cucina in balcone o se hai sopraelevato di un piano la tua casetta va tutto bene, ma anche se hai costruito all’interno di un parco naturale, magari dove nidificava uno sfigato uccello migratore che invece di stare al paese suo leva la casa a noi italiani, sei a posto. In pieno impeto sanatorio, questi voluttuosi del mattone hanno voluto spingersi persino oltre perché “entro il termine del 31 dicembre 2011” possono chiedere la sanatoria “anche qualora l’Amministrazione abbia adottato il provvedimento di diniego in riferimento alle domande di condono edilizio precedente inoltrate”, cioè se già vi hanno bocciato il vostro abuso potete chiedere: “signor giudice ma siete sicuro, occhio che ora i termini sono stati allargati, potrei rientrarci anche io con la mia piscina sulla spiaggia”. E ancora, senza freni, “a tal fine sono sospesi tutti i procedimenti sanzionatori, di natura penale e amministrativa, già avviati, anche di sentenze passate in giudicato”, tana libera tutti.
Un condono così non si era mai visto, potrebbe essere lo slogan, o restando in Campania, si potrebbe citare il grande Totò “Abusivi di tutto il mondo unitevi! Ci vogliono abolire. E’ un abuso! Abusivi, diciamo no all’abuso!”.
Non è detto che il condono passi, speriamo di no, di certo comunque i diciassette non se ne avranno a male se abbiamo fatto i loro i nomi, in campagna elettorale un condono all’attivo è un bel credito da spendere, e mettere in chiaro chi si è battuto per sconfiggere questo Stato che vorrebbe mettere l’interesse collettivo prima di quello del singolo è importante.
