BRUXELLES, 08 DIC – Incassato il sostegno di Washington alla manovra, Mario Monti arriva al summit di Bruxelles con l'intenzione di giocare un ruolo da protagonista e non solo di mediatore fra i Paesi dell'Eurozona – guidati dal tandem franco-tedesco – e gli altri partner Ue, Gran Bretagna in testa.
La posizione italiana in un summit che il presidente del Consiglio ritiene ''cruciale'' per il futuro dell'euro, e' ormai chiara: Roma intende in primo luogo salvaguardare l'unita' dell'Europa a Ventisette, evitando fughe solitarie dei 17 Paesi di Eurolandia e l'indebolimento del 'metodo comunitario'. E nel farlo punta molto sul mercato interno per rilanciare la crescita. Un mercato, pero', che per funzionare al meglio deve mantenere l'assetto allargato a partner come Gran Bretagna e Danimarca, essenziali soprattutto nel settore finanziario. Per farlo, intende sostenere il tentativo di Commissione e Consiglio europeo, guidati dal portoghese Jose Manuel Barroso e dal belga Herman Van Rompuy, di dare rapida attuazione alle regole (in parte gia' approvate) per il rafforzamento della disciplina di bilancio, inserendo alcune di queste norme nei trattati attraverso una 'procedura accelerata' ('fast track) che potrebbe evitare il rischio di ratifiche nazionali. Una strada diversa da quella scelta da Germania e Francia che spingono per una lunga e piu' approfondita modifica dei trattati.
L'intenzione di Monti, confermano dal suo entourage, e' inoltre quella di prediligere una ''difesa'' dell'euro ''dall'interno'' ovvero con strumenti e istituzioni comunitarie (a cominciare dal fondo 'salva-stati europeo) e senza aiuti esterni (come ad esempio quello del Fmi).
Il premier arriva a Bruxelles forte della sponda ottenuta da Timothy Geithner. Al segretario del Tesoro Usa, a Milano, il presidente del Consiglio illustra ''gli sforzi che l'Unione europea e l'Italia stanno compiendo'' per uscire dalla crisi. Ottenendo il pieno appoggio statunitense: ''Ho portato il sostegno al premier e al Paese per gli sforzi in corso'', riferisce Geithner, sottolineando la grande ''crediblita' di Monti ''in Europa e nel mondo''. Il colloquio sembra dar vita ad un 'asse' Roma-Washington, rafforzata qualche ora dopo da Barack Obama in persona che chiede all'Europa di trovare una soluzione per risolvere i problemi di ''Paesi come l'Italia che devono rifinanziare il loro debito''. Un modo per mettere ulteriore pressione soprattutto sulla Germania, restia a concedere maggiori margini di manovra al fondo europeo 'salva-stati' o alla Bce. Washington, consapevole dell'impatto che la crisi europea ha sulla campagna presidenziale, sembra puntare anche sull'Italia per convincere Berlino ad agire in fretta.
Roma, per parte sua, ha una posizione precisa nel dibattito su come rafforzare la disciplina di bilancio. Monti si schiera a fianco di Commissione e Consiglio che spingono per una percorso accelerato che consenta alle istituzioni comunitarie un maggior controllo sui bilanci nazionali, anche grazie ai regolamenti gia' approvati a Bruxelles. ''Bisogna partire dalle regole che ci sono gia''', confermano fonti della delegazione italiana, senza con cio' escludere parallele modifiche dei trattati.
Berlino, invece, anche per ragioni interne insiste insieme a Parigi per una modifica piu' lunga e approfondita e si oppone alla creazione di un unico grande fondo europeo salva-stati. Una posizione, quella tedesca, che vista da Roma comporta diverse controindicazioni: in primo luogo la tempistica (troppo lunga) di una revisione ordinaria, con il pericolo che i mercati lunedi' puniscano l'ennesimo rinvio. C'e' inoltre il rischio che un simile percorso lasci fuori la Gran Bretagna. Mentre David Cameron, nell'incontro con Monti, ha aperto alla possibilita' che, in cambio di misure che salvaguardino la city, si proceda con il 'fast track' suggerito da Barroso e Van Rompuy. (
