Lory Del Santo, genuina e innocente come ai tempi delle sue foto più ardite e della sua storia con Adnan Khashoggi, ha fatto lāultimo prezzo allāex ministro Claudio Scajola.
Lo ha fatto senza voler offenderlo, anzi, per difenderlo: ricordava come Scajola, quando diventò condomino del palazzo romano davanti al Colosseo dove anche la Del Santo abita, la omaggiò di una pianta di orchidee.
Il luogo dello scambio di affettuosi ricordi tra condomini era la trasmissione āIl fatto del giornoā, condotta su Rai 2 da Monica Setta, molto brava nel governare la discussione tra rappresentanti di vari schieramenti sul tema che appassiona maggiormente i giornali in questi giorni: le dimissioni di Scajola da ministro per avere comprato lāappartamento di RomaĀ con il contributo di un pagatore anonimo, forse Diego Anemone, il costruttore finito in carcere per gli appalti di favore della Protezione civile.
Alla domanda provocatoria di Vittorio Sgarbi, presente in studio: āSe uno ti regala un gioiello da 300 mila euro, tu gliela dai?ā, la Del Santo, bella e smagliante nei suoi 52 anni di lunga esperienza ha risposto: āSe accetto un regalo cosƬ importante, ĆØ naturale che mi senta obbligata a corrispondere fisicamenteā e ha aggiunto: āMolte donne non lo fanno e questo frena la generositĆ degli uominiā. Ecco spiegata con chiarezza la “cultura di mercato” che si pratica tra gente di mondo e di potere.
La domanda implicita su Scajola riguardava lāobbligo che un ministro assume quando accetta un dono della misura (900mila euro nel caso della casa) attribuita ad Anemone da un fornitore della pubblica amministrazione. Può non esserci stata una corresponsione immediata, ma lāobbligo era stato silenziosamente accettato. Nessuno dĆ niente per niente e prima o poi il conto arriva. Può non essere un fatto di rilevanza penale, ma dal punto di vista politico la frittata ĆØ stata fatta e ha avuto ragione Silvio Berlusconi a accettare prontamente, se non favorire addirittura, le dimissioni di Scajola.
La trasmissione di giovedƬ pomeriggio della Setta era complicata dal fatto che giornali e forze politiche vicine a Scajola, dopo avere scaricato lāinfelice ministro (a cominciare dal giornale e dalla tv di proprietĆ dei Berlusconi), hanno poi mescolato le carte rievocando uno scandalo di 15 anni fa, chiamato Affittopoli in memoria della dolorosamente nota vicenda di Tangentopoli, lo scandalo che travolse Democrazia cristiana e Partito socialista, segnò la fine di un pezzo della classe dirigente che aveva accompagnato lāItalia al benessere, venne applaudita da una parte degli italiani che ebbero in premio il tuttāora vigente ventennio berlusconiano.
Affittopoli non ha nulla a che vedere con lo scandalo della Protezione civile: riguarda numerosi politici che ottennero in affitto, nellāera dellāequo canone, appartamenti di enti pubblici, soprattutto previdenziali. A Roma gli appartamenti di enti pubblici, previdenziali, religiosi, sono migliaia e migliaia e vincerebbe una facile scommessa chi scommettesse che una buona parte di quelle case sia stata assegnata in modo non trasparentissimo. Le vie del Signore sono infinite, e i trucchi per trovare scorciatoie nelle graduatorie ancora di più. Alcuni percorsi sono anche leciti, come nel caso in cui il vecchio inquilino lasci a condizione che il nuovo sia il signor Tal dei Tali: questo, negli anni in cui le differenze tra prezzi di mercato delle case e affitto a equo canone delle stesse era rilevante, ha anche favorito un fiorente mercato delle buonuscite.
Non cāĆØ molto da gridare se un politico, senza pagare la buonuscita ovviamente, ottiene di scalare una graduatoria in una cordata di parenti e amici di questo o quel funzionario o segretaria. A Roma sono in pochi quelli che non possono vantare una qualche connessione ministeriale, fosse pure nel rango dei fattorini.
La compagnia ĆØ nutrita, accomuna destra e sinistra, anche se ovviamente i giornali preferiscono fare i nomi di parte avversa. La cosa può dare fastidio, può suscitare gelosie, specialmente in chi in passato ha vanamente fatto domanda di assegnazione di un alloggio appartenente al proprio ente previdenziale. Ma non ha nulla a che vedere con chi parte del prezzo l’ha pagata con assegni circolari di misteriosa provenienza, riconducibili a un imprenditore interessato quanto meno⦠a futura memoria. Farsi pagare una casa non ĆØ accettare un “favore di casta”, somiglia tanto ad una “tangente immobiliare”.
Si fa tanto scandalo per un affitto a equo canone: nessuno si prende la briga di guardare la proprietà di case e barche, contiguità quanto meno discutibili che sono emerse in passato, nel corso di inchieste ormai chiuse da magistrati non così decisi a scoprire la verità come gli investigatori sulla Protezione civile.
Si fa tanto scandalo per affitti e puttane, mentre nessuno parla di come ĆØ amministrato il Paese, di dove ci porterĆ non la scelta nucleare ma la scelta di questo nucleare, del perchĆ© Berlusconi sia cosƬ amico di Putin, mentre ormai nessuno parla più della demenziale scelta di trattare eventi programmabili anni prima, come le celebrazioni dellāUnitĆ dāItalia come se fosse una emergenza da catastrofe naturale e Guido Bertolaso ĆØ tornato a pontificare su tutto, inclusa la prossima eruzione del Vesuvio, peraltro lanciando allarmi senza soluzioni, solo per fare titolo sui giornali.
LāItalia sembra un grande talk-show, dove tutti strillano dicendo la loro e nessuno ascolta. CosƬ i partiti dicono una cosa, i giornali unāaltra. E gli italiani? A noi poveretti nessuno dĆ retta, tutti ci attribuiscono pensieri e opinioni che non ci appartengono, proviamo a farglielo capire quando ci sono delle elezioni, andando sempre meno numerosi a votare.
Ma il giorno dopo tutti dicono di avere vinto e soprattutto, ed ĆØ il peggio, se ne convincono, come Berlusconi e Bersani. Infatti lāunico che ha vinto, Bossi, non ha bisogno di cantare vittoria.
Noi italiani intanto continuiamo a pensare con la nostra testa, anche se i giornali li chiuderanno tutti e lāinformazione sarĆ solo un mega blog governativo. Fu cosƬ quando il fascismo proibƬ la cronaca, ĆØ cosƬ oggi, quando la stampa ĆØ libera solo di attaccare gli avversari, che ĆØ giĆ qualcosa e meglio di niente, ma alla gente non importa nulla.
Monica Setta ha fatto intervistare un poā di gente comune nelle strade di Roma sui privilegi dei politici ed ĆØ stata una sorpresa: nessuno ha parlato di case, anche perchĆ©, statisticamente, la maggioranza di noi ĆØ oltre lāaffitto: metĆ ne sono proprietari e, a Roma, una buona porzione gode dei benefici di cui sopra.
Tutti hanno parlato delle pensioni dei parlamentari, ricche e ottenute dopo pochi anni di servizio. Vero che i parlamentari sono tra i pochi precari dāItalia, vero che se uno non lo fate stare un poā bene, perchĆ© dovrebbe passare il suo tempo a occuparsi di voi. Ma la pensione dei parlamentari proprio non va giù agli italiani.
Di questi tempi ĆØ difficile non essere dāaccordo, ma la pensione ĆØ un tema troppo prosaico per i giornali. Mentre i politici un poā di coda di paglia sembrano averla. Almeno in tv…
