Dall’Assemblea nazionale l’Udc chiede al governo cambiamento. Da Milano i centristi parlano di un cambiamento cui vogliono contribuire pronti anche ad entrare in un esecutivo diverso da quello attuale, in ogni caso dopo che Berlusconi avra’ rassegnato le dimissioni.
”Noi – ha spiegato dal palco il leader, Pier Ferdinando Casini – non abbiamo la vocazione alla diserzione. Vogliamo partecipare al governo di questo Paese ma a una sola condizione: che il governo lo cambi davvero, perche’ a tutto il resto non siamo interessati”. Una risposta alla sollecitazione arrivata poco prima dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che aveva invitato il partito centrista a ”fare un ragionamento: il Paese deve essere governato e tutte le forze responsabili devono dare il loro contributo”.
Il modo concreto in cui l’Udc potrebbe esprimere questo contributo, Casini si è riservato di spiegarlo domani, quando interverra’ all’assemblea che a Fieramilanocity ha riunito i vertici del partito e centinaia di militanti e simpatizzanti. ”Parlo domani”, ha detto a chi gli ha chiesto delucidazioni sulla sua frase, espressa in maniera ”volutamente ambigua”, come spiegano nel suo entourage, per creare un clima di attesa verso il discorso di domani.
”Il punto fermo comunque – ha spiegato il presidente del consiglio nazionale dell’Udc, Rocco Buttiglione – èche questo governo si deve dimettere. La crisi non si chiude se prima non la si apre: prima lo si fa e meglio è”. Un concetto su cui ha martellato anche il segretario Lorenzo Cesa.
”Dopo questo governo – ha affermato – ne serve subito un altro di responsabilità nazionale”, per affrontare i problemi dell’economia e per cambiare la legge elettorale. D’altra parte il governo Berlusconi, ha detto, ”non c’è più”. Tutti hanno poi bocciato l’ipotesi di un ritorno alle urne. Se Cesa ha ribadito che in questo momento sarebbe ”da irresponsabili”, contrari al voto si sono detti anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni (”si sfascia il Paese”) e Emma Marcegaglia (”il voto e’ l’extrema ratio”). Nel discorso di Cesa, altri attacchi sono arrivati contro la Lega ”che spara su Roma e si accomoda a tavola dappertutto” e sulla ”politica che si e’ distaccata dai problemi reali e che pensa di poter continuare a fare finta di niente standosene chiusa nei palazzi, magari distratta da qualche piacevole compagnia”.
E poi il richiamo al Partito Democratico perché ”si dia una svegliata” e abbandoni Di Pietro, con l’invito ai moderati del Pd di contribuire a ”costruire un nuovo polo moderato e riformatore”. ”Dobbiamo disegnare tutti insieme una pagina nuova per l’Italia”, ha concluso Cesa e compito dei centristi sarà ”dialogare con tutti ma senza essere subalterni a nessuno: ben vengano volti nuovi che condividano il nostro progetto, che vogliano unirsi al nostro faticoso cammino di questi anni, ma noi con gli uomini della Provvidenza abbiamo chiuso”.
