Si sa come la guerra in Afghanistan e il conflitto in Pakistan siano stati cambiati negli ultimi anni dall’utilizzo dei cosiddetti droni, veicoli aerei senza pilota, comandati a distanza, che possono svolgere funzioni di cruciale importanza, come spiare o sganciare bombe. Il velivolo RQ-170, soprannominato la «Bestia di Kandahar», è servito a preparare l’attacco che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden. Nelle cosiddette zone tribali del Pakistan, dove Al Qaeda e i talebani hanno le loro roccaforti, gli attacchi con droni sono stati considerevolmente aumentati dall’insediamento del presidente Obama. Si stima che fino ad oggi più di 1900 insorti siano stati uccisi nei bombardamenti. Solo qualche mese, in un’operazione di questo tipo, è stato ucciso Ilyas Kashmiri, uno dei capi di Al Qaeda nel Pakistan, che aveva succeduto nella catena di comando a Abdullah Said, anche lui assassinato dall’attacco di un drone.
Il Pentagono dispone oggi di 7000 droni aerei, rispetto ai cinquanta che possedeva dieci anni fa. L’aumento di velivoli comandati a distanza è parallelo al decremento dei piloti di aerei tradizionali. L’Air Force sta attualmente allenando più piloti di velivoli a distanza, 350, che piloti di caccia e di bombardieri messi insieme. Il successo della «guerra dei droni» sta spingendo gli Stati Uniti a importanti investimenti nel campo della robotica aeronautica. I militari hanno chiesto al congresso finanziamenti pari a 5 miliardi di dollari per la ricerca sui droni solo per quest’anno. E nel futuro molte altre evoluzioni sono previste.
Le tecniche di combattimento sono in una fase di profondo cambiamento. Nella guerra del futuro un ruolo inedito lo avranno i velivoli guidati a distanza da uno schermo. Come già succede ora, si potrà attaccare un bersaglio in Pakistan, da dietro una postazione in un’accademia militare negli Stati Uniti. Inoltre, le forme e le capacità di questi droni hanno dei margini di evoluzione fantascientifici. Gli ingegneri militari americani stanno attualmente cercando ispirazione nel regno animale, in particolar modo negli insetti. Nel segreto delle ali delle farfalle o delle libellule si celano in potenza le armi letali del futuro. Questo febbraio, dei ricercatori americani hanno costruito per il Ministero della Difesa, un drone colibrì, in grado di viaggiare 11 miglia all’ora e posarsi sul davanzale di una finestra. Già oggi, le truppe in Afghanistan sono equipaggiate con il drone Raven (corvo), lungo meno di un metro, utilizzato per osservare la presenza nemica al di là delle colline.
La guerra si sta sempre più avviando in una fase post-eroica, dove si uccide a distanza di chilometri, guardando uno schermo, manovrando un joystick. Qualcuno, perfino tra gli stessi militari, dice di rimpiangere i valori di una guerra tradizionale, quando esistevano ancora un codice d’onore ben definito ed una lotta da pari a pari. A onor del vero, i rimpianti sulla fine dell’età degli eroi si sentono da sempre, o almeno da quando è stata inventata l’artiglieria (la “macchina infernale” diceva Ariosto mentre Rabelais diceva che era stata data agli uomini per “suggestion diabolique”). Da secoli, grazie alla tecnologie, la guerra ha sempre più aumentato la distanza tra l’attaccante e la vittima (artiglierie, bombe, aerei, etc.). Quella a cui siamo assistendo è dunque solo l’ultima evoluzione di una dinamica centenaria. Certo facendo la guerra dietro uno schermo, con un joystick in mano il rischio che questa diventi un video-gioco, è diventato ancora più alto.
