TRIPOLI, LIBIA – La figlia del colonnello libico Muammar Gheddafi, Aisha, ha rilasciato una rara intervista al New York Times in cui tra l’altro definisce ”terroristi” i ribelli che vogliono destituire suo padre ed afferma che tra essi vi sono suoi ex-funzionari ”che continuano a mantenersi in contatto con noi”.
Ha auspicato il dialogo ed ha parlato di riforme democratiche, ma ha detto che i ribelli non sono adatti ad intavolare colloqui perchè hanno fatto ricorso alla violenza. Ha lanciato frecciate contro il presidente Usa Barack Obama e il segretario di stato Hillary Clinton ed è sembrata disprezzare l’idea alla base della democrazia elettiva.
Non ha voluto rispondere alla domanda se Abdel Fattah Younes, per lungo tempo ministro dell’interno nel governo di Gheddafi, e ora un alto ufficiale delle forze ribelli, sia tra coloro che si mantengono in contatto con la famiglia del Rais.
Invece dell’atteggiamento di sfida e delle minacce di vendetta di Gheddafi e del figlio Seif, la signora Gheddafi ha insistito su come l’Occidente si pentirà per il caos che secondo lei scoppierebbe in Libia dopo un’ eventuale uscita di scena del padre. Alla domanda del Nyt su come lei e la sua famiglia possano restare al potere, ha risposto: ”Abbiamo una grande fede in Dio”.
Durante l’intervista la signora Gheddafi indossava jeans attillati, scarpe di Gucci e una sciarpa chiara che lasciava intravvedere i suoi lunghi capelli biondi. Quando ha affrontato il tema degli Stati uniti ha detto che Obama ”finora non ha ottenuto alcun risultato”, e poi ridendo ha rivolto una domanda alla Clinton: ”Perchè non ha lasciato la Casa Bianca dopo aver scoperto che il marito la tradiva?” Ma pur deprecando i leader americani, più di una volta nell’intervista ha auspicato colloqui con loro. ”Il mondo dovrebbe riunirsi attorno ad un tavolo”, ha dichiarato, ”sotto gli auspici di orgnizzazioni internazionali”.
Allo stesso tempo ha escluso qualsiasi forma di colloqui con i ribelli che attualmente controllano la parte orientale della Libia, il suo principale centro commerciale, Misurata, e le città di Zintan e Nalut sulle montagne occidentali, definendoli ”terroristi” che ”combattono solo per il gusto di combattere”. Senza il colonnello Gheddafi, ha predetto che emigranti illegali dall’Africa si riverserebbero in Europa, che estremisti islamici creerebbero basi sulle coste del Mediterraneo e che le tribù libiche si farebbero la guerra l’una contro l’altra.
Quanto allo stato mentale del padre, la signora Gheddafi ha risposto ridendo che non è affatto preoccupato. ”E’ forte come ha sempre dimostrato al mondo di essere ed è certo che il popolo libico gli è fedele”. La sua famiglia, ha aggiunto, continua a sperare che si ritorni alla situazione precedente, in quello che ha definito ”un ritorno alla normalità”. Ma, ha precisato, ”questo accadrebbe più rapidamente se la Nato smettesse di bombardarci”.
