WASHINGTON, STATI UNITI – Dopo due settimane di missili e bombe, in gran parte americani, contro le forze del colonnello libico Muammar Gheddafi, il ruolo degli Stati Uniti volge al termine, il raccogliticcio ‘esercito” ribelle barcolla e il Pentagono può solo sperare, senza molta convinzione, che gli alleati Nato riescano da soli a fermare il Rais.
Nel frattempo, Gheddafi è ancora in piedi, mentre si affievoliscono le speranze che la cerchia dei suoi più stretti collaboratori non regga alle pressioni e lo abbandoni, come ha fatto il ministro degli esteri Moussa Koussa.
L’amministrazione Obama spera che se il governo del Rais non crolla al più presto, una incessante campagna di attacchi aerei sui suoi carri armati, postazioni contraeree e le più fedeli unità dell’esercito indebolirà almeno la sua capacità di spravvivere ad un’altra rivolta popolare. Inizialmente i ribelli hanno sbatacchiato le forze del Rais, ma negli ultimi giorni hanno ceduto molto di quello che avevano conquistato. ”Alla fine dei conti – ha tagliato corto il capo degli stati maggiori riuniti Usa, ammiraglio, Mike Mullen – ”Gheddafi è ancora lì a trucidare il suo popolo”.
Così, la missione degli alleati resta incompleta, per via della decisione americana di spostare gran parte del fardello dei bombardamenti sulle spalle della Gran Bretagna, della Francia e di altri alleati Nato. A cominciare da domenica, nessun bombardiere statunitense sgancerà più bombe sulla Libia, e resteranno inattivi i cacciatorpedinieri e i sottomarini che hanno lanciato missili Tomahawk dalle loro posizioni nel Mediterraneo. Aeroplani, navi e sottomarini resteranno di riserva nel caso che i comandanti Nato decidano di non potercela fare senza l’apporto degli Stati Uniti.
Resta incerto se l’amministrazione Obama deciderà di fornire armi ai ribelli. In una tale eventualità, dicono membri del Congresso, sarebbe virtualmente certo che Gheddafi verrebbe sconfitto prima che possa ammazzare altri libici. Ma sulla questione delle armi ai ribelli l’amministrazione non è univoca. Secondo voci non confermate Obama, pur avendo detto che riguardo alle armi non ha preso una decisione nè in un senso nè nell’altro, sarebbe incline ad armare gli insorti.
Ma i suoi due principali consiglieri sulla sicurezza nazionale, il segretario alla Difesa Robert Gates e il segretario di stato Hillary Clinton, hanno definito ”improbabile” che gli Stati Uniti forniscano armi ai ribelli. Questo significa, rileva il New York Times, che possibilmente tra gli alleati occidentali solo la Francia fornirà armi e addestramento agli insorti.
In una lunga sessione di dichiarazioni al Congresso di Washington, Gates ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero limitarsi a fornire attrezzature per comunicazioni, sorveglianza ed altre attività. Ha comunque aggiunto che Washington non ha nulla in contrario a che siano altri Paesi a fornire armi ai ribelli, che di recente si sono nuovamente ritirati sotto la spinta delle forze di Gheddafi.
Quanto al segretario Clinton, che è stata strumentale nel convincere Obama a partecipare ai bombardamenti alleati sulla macchina militare del Rais, una fonte dell’amministrazione l’ha descritta ”estremamente cauta” circa la possibilità di armare i ribelli in quanto non si conoscono le loro appartenenze politiche e non si può escludere che abbiano collegamenti con Al Qaeda.
D’altra parte alcuni senatori, tra cui l’ex-candidato presidenziale repubblicano John McCain e Joe Lieberman hanno espresso la preoccupazione che il sostegno regionale contro la Libia potrebbe sfarinarsi se si diffondesse la sensazione che l’Occidente tollerasse una situazione di stallo indeterminato. ”Non possiamo permettere a Gheddafi di consolidare il suo potere su una parte del Paese e rassegnarci ad una lunga lotta per portarglielo via”, ha scritto Lieberman sul Wall Street Journal.
”Hanno bisogno di aiuto e ne hanno bisogno subito”, ha detto dal canto suo il generale a riposo James Bubik, ”perchè attualmente quelli che noi chiamiamo insorti contro la possente macchina da guerra di Gheddafi sono semplicemente cittadini che posseggono un’arma”.
