ROMA – Dopo il si' al divorzio sancito oggi
da Malta, le Filippine, paese profondamente cattolico, restano
l'unico Paese al mondo, oltre allo Stato del Vaticano, in cui lo
scioglimento del matrimonio e' vietato. Ai circa 100 milioni di
filippini e' permesso l'annullamento del matrimonio o la
separazione legale, ma non il divorzio. L'unica eccezione
riguarda i musulmani (il 5% della popolazione) ai quali, in
particolari circostanze, il codice di famiglia permette di
divorziare.
Eppure, negli ultimi anni, soprattutto dall'elettorato
femminile, sono giunte le prime rivendicazioni del diritto al
divorzio. Nel luglio scorso, due deputate del Gabriela Women's
Party, partito che difende i diritti delle donne, proposero al
Congresso nazionale una legge ''per introdurre il divorzio nelle
Filippine'': ''La realta' ci dice che esistono molti matrimoni
falliti e infelici nella nostra societa''', spiegarono.
L'iniziativa fece scalpore ed ebbe un certo seguito. Alla
fine, pero', fu bocciata. ''Legalizzare il divorzio
incoraggerebbe la distruzione del sacro istituto della
famiglia'', sentenzio' la maggioranza dell'assemblea.
Il Gabriela Party non si e' arreso e continua a lottare.
L'ultra cattolicesimo dell'ex colonia spagnola ha creato anche
qualche grattacapo demografico. Le Filippine hanno il tasso di
nascita piu' alto dell'Asia e, secondo gli esperti, la
popolazione potrebbe raddoppiare nei prossimi 30 anni. Il
governo non ha mai adottato una diffusa campagna per la
prevenzione, temendo la dura reazione della Chiesa cattolica.
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