WASHINGTON, 6 GIU – Compira' sessantasette anni tra una settimana esatta, e potra' festeggiare, con ogni probabilita', un secondo mandato quinquennale da segretario generale delle Nazioni Unite, da iniziare l'anno prossimo. Ban Ki-moon, gia' ministro degli esteri della Corea del Sud, e' alla guida del Palazzo di Vetro dal gennaio 2007.
Criticato per non essere stato abbastanza incisivo nel risolvere le grandi crisi internazionali, Ban ha detto di portare avanti una diplomazia che rifiuta il protagonismo e ottiene risultati dietro le quinte (e' la cosiddetta 'quiet diplomacy').
Il suo predecessore – il ghanese Kofi Annan – non risparmio' critiche a Washington, bollando la guerra in Iraq come ''illegale''. L'attuale segretario generale preferisce invece una linea moderata, accettata sia dall'ex presidente Usa George W. Bush sia dall'attuale Barack Obama, e apprezzata dagli altri Paesi con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza.
Durante il suo primo mandato, Ban ha tentato di convincere i leader del mondo ad approvare misure per fermare il surriscaldamento globale, ottenendo pero' impegni tutto sommato modesti tra i Paesi che inquinano di piu'. Un'altra priorita' del segretario generale e' il disarmo nucleare. L'anno scorso il Palazzo di Vetro ha ospitato la revisione del Trattato di Non Proliferazione atomica (Tnp), ma molti nodi sono rimasti irrisolti. Sul mantenimento della pace nel mondo, Ban ha tentato di fermare il conflitto che da anni insanguina il Sudan, spingendo per l'invio dei Caschi Blu nella regione del Darfur, e appoggiando poi il mandato di cattura internazionale contro il presidente sudanese Omar al Bashir.
Negli ultimi mesi, il segretario generale ha appoggiato l'intervento militare in Libia e anche quello in Costa d'Avorio, dove i militari delle Nazioni Unite hanno avuto un ruolo attivo nel far cadere Laurent Gbagbo, che si rifiutava di lasciare il potere anche se aveva perso le elezioni.
