MOSCA – La guerra interna per le presidenziali 2012 in Russia è iniziata. E come pretesto, tanto per restare nell’ambito della grandiosità della Federazione, ne ha scelto uno internazionale: l’intervento in Libia.
L’intervento in Libia? Una “crociata”. A scatenare il putiferio una dichiarazione di Vladimir Putin, attuale premier russo che però spesso agisce come fosse ancora il presidente in carica: la risoluzione dell’Onu sulla Libia, ha detto, ricorda ”gli appelli medioevali alle Crociate”. “E’ senz’altro incompleta e riduttiva, ha aggiunto, non pago. Permette un intervento in un paese sovrano. E questo ricorda un appello medioevale alle crociate”.
Quindi, quasi a giustificare l’aumento della produzione missilistica in barba alla firma dello Start, ha spiegato: ”Gli avvenimenti in Libia sono la prova che la Russia fa bene a rafforzare la propria capacità difensiva, ha detto all’agenzia Itar-Tass. Preoccupa la leggerezza con la quale è stata presa la decisione di usare la forza”, ha aggiunto, sostenendo che le interferenze degli Stati Uniti negli affari interni di paesi terzi sono ormai una costante.
”Nella politica degli Usa questo sta assumendo una tendenza stabile”, ha detto il premier, ricordando i bombardamenti della Jugoslavia sotto la presidenza di Bill Clinton e le invasioni in Iraq e Afghanistan sotto George Bush. ”Ora tocca alla Libia”, ha detto, esprimendo “sdegno”, riferisce l’agenzia, per il fatto che ”tutto questo si fa col pretesto di proteggere la popolazione civile”.
“Anche se la Libia non è un paese democratico, a nessuno è consentito di intervenire nel conflitto armato interno. In base a nessun parametro il regime libico può essere annoverato fra i paesi democratici”, ha premesso Putin. ”Ma questo non significa che qualcuno possa intervenire dall’esterno in un conflitto politico, sia pur armato, difendendo una delle parti”.
La Libia, ha detto il premier, ”è un paese difficile ed è fondato sui rapporti fra le tribù e questo richiede una soluzione particolare”. Certo, dopo questo suo sfogo il premier ha concluso dicendo di parlare a titolo personale, non a nome del presidente Dmitri Medvedev. Ma ovviamente quel che dice Putin viene ascoltato, tanto quanto, se non di più, viene ascoltato il presidente.
La replica di Medvedev. E subito Medvedev ha voluto precisare la distanza tra la posizione di Putin e la propria. Ha criticato l’uso della parole ”crociate” da parte di Putin: ”E’ inaccettabile”, ha dichiarato Medvedev, ”in nessun caso si possono usare espressioni che in sostanza portano a conflitti tra civiltà”.
Il presidente ha anche definito “giusta” la risoluzione dell’Onu sulla Libia: ”Io non ritengo sbagliata la risoluzione 1973 perché in generale riflette la nostra comprensione degli avvenimenti”.
